La vita invisibile di Eurídice Gusmão (Brasile)

La vita invisibile di Eurídice Gusmão di Karim Aïnouz, vincitore della sezione Un Certain Regard dell’ultimo Festival di Cannes, è un omaggio alla vita in tutta la sua meravigliosa imprevedibilità. In tal senso il suo merito è proprio quello di aver saputo trasformare il romanzo omonimo di Martha Batalha, cupo e profondamente doloroso, in qualcosa di gioioso e carico di vita. La lotta di classe, le differenze sociali, il peso del pregiudizio tracciano divisioni e barriere. La vita nella sua naturale evoluzione prende due strade: quella che volevamo e quella che non abbiamo potuto evitare.

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In tale dicotomia prende vita questo melodramma a tinte forti, il cui fulcro è rappresentato dal rapporto simbiotico tra due sorelle, Guida ed Euridice, diverse in tutto ma unite profondamente, fino a quando il destino apparentemente le dividerà. Una scelta istintiva dettata dal suo giovane e irrequieto carattere spingerà Euridice a vivere una vita diversa da quella che aveva immaginato. Sarà isolata e separata dalla sua cara sorella, che non saprà mai come rintracciarla. Da questo momento in poi inizia per la protagonista un percorso di accettazione che la porterà a riappopriarsi della sua identità fino a convincersi che l’Amore non muore mai, nemmeno se è ostacolato, separato, taciuto.

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Così la sua vita sarà invisibile agli occhi dell’altra sorella che continuerà a vivere ignorando la sua vicinanza. Per lei sarà vivere come un fantasma presente ma assente per colei che l’ha amata più della sua stessa vita. Ciò che affascina di questo suggestivo racconto è proprio il parallelismo tra le due storie apparentemente separate ma frutto di un’unica scelta. Solo in un’occasione le due vite si incrociano, ma per un attimo proprio a dimostrare l’imprevidibilità del caso. Man mano che la storia procedela tensione narrativa cresce contribuendo ad aumentare la suspence relativa all’atteso momento del riconoscimento.

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L’aspetto più interessante di questa pellicola, al di là della trama letteraria, è quello legato alla necessità di mostrare come le convenzioni sociali possono distruggere le speranze di una vita. Fortunatamente di fronte a questo rigido pregiudizio ci sono le donne con la loro resistenza apparentemente fragile e friabile, ma in realtà pronte a trasformare in amore le ingiustizie subite per il loro unico “peccato” di essere nate donne in un mondo dominato da uomini. Degno di nota è il meraviglioso cameo di una delle più talentuose attrici brasiliane, la candidata all’Oscar Fernando Montenegro.

Un certain regard winner

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