Burning (Corea del Sud)

Burning, la pluripremiata pellicola di Chang-dong Lee, vincitrice nel 2018 del prestigioso FIPRESCI al Festival di Cannes, è un thriller suggestivo e accattivante capace di rendere imperscrutabile qualsiasi possibile soluzione narrativa. Misterioso e provocatorio spinge lo spettatore verso terreni minati dove la certezza si burla del suo riflesso. È proprio quando tutto trova una simbolica collocazione accade qualcosa che ci costringe a ridimensionare quello che credevamo di aver letto e interpretato. Il gioco è sottile ma ben ponderato. La fiamma della narrazione brucia ma tarda a trasformarsi in cenere. Nel suo graduale dipanarsi l’intreccio segue l’agonia di un corpo travolto dal fuoco. Su questa lunghezza d’onda le fiamme cambiano il volto delle cose. È come manipolare la percezione che abbiamo della realtà.

Burning

Basato sul racconto breve “Granai incendiati” di Haruki Murakami, Burning è un apparente triangolo amoroso che vede contrapposti due ragazzi di estrazione sociale diversa e una giovane che improvvisamente scompare. Un ritratto lucido sul conflitto di classe assume improvvisamente sembianze più oscure e sinistre. Quella che sembrava una semplice conversazione su un incendio doloso diventa un cattivo presagio, il noir minimalista si spoglia delle sue regole e si trasforma in un thriller dell’anima. Siamo abbandonati nello spazio investigativo del protagonista e insieme a lui comprendiamo il senso di conversazioni e decisioni, inizialmente di poco conto ma poi veri e propri indizi. Sono assenze strutturali che misurano lo stile della trama: un gatto che non vediamo, un pozzo che potrebbe non esistere, qualcuno invisibile all’altro capo di una linea telefonica. 
FIPRESCI

D’altronde la protagonista lo aveva accenato a metà film raccontando il suo talento più grande: la pantomima che rende reale solo quello che noi pensiamo di aver visto. Una volta che ci convinciamo che qualcosa è lì, è difficile credere che non lo sia. In tal senso non appena la giovane sparisce si innesca un meccanismo di rivalsa: il protagonista
sa di essere il perdente e di non poter competere con il suo rivale. E’ nella sua apparente resa che si instaura un rapporto simbiotico tra lui e lo spettatore. Interpretiamo i suoi gesti, conferiamo precisi significativi alla sua ricerca, siamo certi che è il suo senso d’inferiorità a bruciare, ma poi ci fermiamo un attimo e realizziamo che c’è una bella differenza tra sparire e spegnersi.

Burning film Oscar 2019

Dopo il suo capolavoro Poetry con cui la ricerca poetica diventava la misura e l’antidoto per combattere gli indecifrabili imprevisti della vita, con Burning Chang-dong Lee si conferma maestro della ritrattistica psicologica attraverso una comprensione viscerale della fragilità umana ma anche della spietatezza emotiva dei nostri tempi. Al centro della vicenda pulsa il risentimento fumante dei personaggi, bruciano tappe, destrutturano l’amore, si affidano all’aggressività per dare uno sbocco adeguato alla loro rabbia sociale.
In questo scenario sentimenti di gelosia e frustrazione suggeriscono la necessità di imporre un senso all’ordine degli eventi quando le ingiustizie sono fuori controllo.

Burning A Lee Chang Dong

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