Oscar 2020 Best International Feature Film

Award Season 2019/2020

Quest’anno 3 Paesi hanno inviato per la prima volta un loro film per la selezione degli Oscar: il Ghana con Azali, l’Uzbekistan con Hot Bread e la Nigeria con Lionheart che però è stata squalificata perchè il film è per lo più in lingua inglese. 2 Paesi hanno scelto film animati come il Giappone e la Cina. 29 Paesi hanno presentato film diretti da registe donne (+ 20 rispetto allo scorso anno) e 7 Paesi hanno inviato pellicole con tematiche LGBTQ. Tra gli squalificati spicca l’Afghanistan e l’Uganda esclusi per aver presentato pellicole non conformi al regolamento.

Finora 90 Paesi hanno inviato agli Academy il loro film in rappresentanza della propria cinematografia nazionale: Arabia Saudita, Senegal, Kazakistan, Libano, Singapore, Bielorussia, Australia, Islanda, Uzbekistan, Vietnam, Danimarca, Armenia, Russia, Lussemburgo, Argentina, Hong Kong, Thailandia, Israele, Bangladesh, India, Canada, Francia, Ghana, Albania, Venezuela, Philippine, Grecia, Montenegro, Lettonia, Indonesia, Kenya, Kosovo, Kirghizistan, Etiopia, Repubblica Ceca, Lituania, Costarica, Pakistan, Polonia, Messico, Slovacchia, Perù, Tawain, Portogallo, Serbia, Sud Africa, Cile, Bulgaria, Bolivia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Nepal, Egitto, Spagna, Uruguay, Ungheria, Croazia, Norvegia, Finlandia, Olanda, Filippine, Cuba, Svezia, Brasile, Marocco, Macedonia del Nord, Colombia, Tunisia, Reppublica Dominicana, Romania, Giappone, Belgio, Ucraina, Turchia, Ecuador, Germania, Palestina, Estonia, Corea del Sud, Panama, Cambogia, Iran, Algeria, Svizzera, Georgia, Italia, Gran Bretagna, Mongolia, Malesia.

Arabia Saudita: sceglie il film The Perfect Candidate di Hiafaa Al Mansour già presentato con successo all’ultimo Festival di Venezia.

Arabia Saudita

La vicenda incentrata sul coraggio di una donna che sfida la società patriarcale saudita candidandosi alle elezioni del consiglio comunale per sistemare la strada che porta alla sua clinica. Nella storia degli Oscar l’Arabia Saudita ha inviato 3 film per la selezione senza mai riuscire ad entrare nella cinquina.

 


SQUALIFICATO

Nigeria: punta sul film targato Netflix Lionheart di Genevieve Nnaji presentato con successo al Toronto International Film Festival.

Nigeria

Il film è incentrato sulla lotta individuale di una donna pronta e determinata a prendere il posto di suo padre a capo dell’azienda, ma il suo coraggio e il suo desiderio di emancipazione dovranno fare i conti con i pregiudizi della sua famiglia. Nella storia degli Oscar è la prima volta che la Nigeria invia un proprio film per la selezione del miglior film non in lingua inglese.

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Senegal: punta su Atlantics di Mati Diop già vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes.

Senegal

La pellicola affronta con un approccio originale temi come l’amore, la perdita, il riscatto attraverso una soggettività inedita e sfumata. Nella storia degli Oscar questa è la seconda volta che il Senegal invia un proprio film per la selezione del miglior film in lingua non inglese. La prima volta è stato nel 2017 con il film Felicité di Alain Gomis che è riuscito ad entrare nella short list dei semifinalisti.

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Kazakistan: ha scelto il film epico Kazakh khanate- Golden throne di Rustem Abdrashev incentrato sull’ascesa della naziona kazaka ai tempi del Khanato medievale. Nella storia degi Oscar il Kazakistan ha conquistato la nomination solo una volta e cioè nel 2007 per il film Mongol di Sergei Bodrov.

Kazakistan

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Libano: sceglie il film 1982 di Oualid Mouaness con la regista Nadine Labaki in veste d’attrice, già vincitore al Toronto International Film Festival del NETPAC award assegnato alle pellicole appartenenti alla Rete di promozione del cinema asiatico.

Libano

La pellicola racconta attraverso gli occhi di un bambino l’invasione israeliana che ha colpito il Libano tra incomprensione e disillusione. Un punto di vista inedito sulle ragioni del conflitto bellico attraverso il filtro dell’innocenza. Nella storia degli Oscar il Libano ha conquistato 2 nomination: nel 2017 con L’insulto di Ziad Doueiri e nel 2018 con Cafarnao di Nadine Labaki.

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SQUALIFICATO

Afghanistan: punta sul meraviglioso film di Sahraa Karimi dal titolo Hava, Maryam, Ayesha presentato con successo a Venezia 76 nella sezione Orizzonti.

Afghanistan

Tre donne, tre classi sociali, tre prospettive di riscatto. Uno sguardo realista sulle condizioni di vita delle giovani donne dell’Afghanistan di oggi. Nella storia degli Oscar l’Afghanistan non è mai entrato nella cinquina finale

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Singapore: ha scelto A Land Imagined di Yeo Siew Hua già vincitore di numerosi premi tra cui il Pardo d’oro all’ultimo Festival di Locarno e l’Asia Pacific Screen Award per la miglior fotografia.

Singapore

Un viaggio tra sogno e realtà nel dramma dei nuovi schiavi,lavoratori stranieri nella città-stato, una sorte di regime ibrido dove le libertà sociali sono solo parziali. In questo contesto un investigatore locale si mette sulle tracce di un operaio cinese scomparso in un sito di bonifica. Nella storia degli Oscar Singapore non è mai entrato nella cinquina finale

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Bielorussia: sceglie il documentario Debut di Anastasiya Miroshnichenko, incentrato sulla preparazione di uno spettacolo teatrale da parte di un gruppo di donne che vive in un penitenziario. Nella storia degli Oscar la Bielorussia non è mai entrata nella cinquina finale.

Bielorussia

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Australia: sceglie Buoyancy di Rodd Rathjen già vincitore del premio della Giuria Ecumenica nella sezione Panorama dell’ultimo Festival di Berlino.

Australia

La pellicola mette in luce la tratta di essere umani in Thailandia e vede come protagonista un giovane combogiano che si ritrova schiavo di un peschereccio. Una storia universale su come la povertà disumanizza le persone. Nella storia degli Oscar l’Australia ha ottenuto una sola nomination e cioè nel 2016 con il meraviglioso film Tanna di Martin Butler e Bentley Dean.

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Islanda: punta sul film A white,white day di Hlynur Palmason già selezionato per il Toronto International Film Festival e per la Settimana della Critica al Festival di Cannes.

Islanda

Al centro della vicenda c’è un un capo della polizia fuori servizio di una remota città islandese la cui moglie è morta in un tragico incidente due anni prima. Quando inizia a sospettare che un uomo del posto abbia avuto una relazione con lei, la sua ossessione per scoprire la verità inizia a consumarlo, mettendo inevitabilmente in pericolo sia se stesso che coloro che ama. Il team del film lo definisce “una storia di dolore, vendetta e amore incondizionato”. Nella storia degli Oscar l’Islanda ha conquistato una sola nomination e cioè nel 1991 con il film Children of Nature

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Uzbekistan: per la prima volta nella storia degli Oscar l’Uzbekistan invia un proprio film. Si tratta della pellicola Hot Bread di Humid Khamdamov che ruota intorno alla figura di un adolescente nella sua costante ricerca di riferimenti, divisa tra le abitudini di sua nonna che vive in un piccolo villaggio e le esigenze di sua madre che vive in città.

Uzbeskistan

 

Vietnam: punta sul film di arti marziali Furie di Lè Van Kiet.

Vietnam

La storia ruota attorno ad una donna, ex-gangster, ritiratasi in campagna per disintossicarsi dalla sua vita criminale, ma il rapimento di sua figlia la costringerà a fare i conti con il suo passato violento. Nella storia degli Oscar il Vietnam ha conquistato 1 sola nomination nel 1993 con il film Il profumo della Papaya verde.

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Danimarca: punta sul film Queen of Hearts di May el-Toukhy presentato con successo al Sundance Film Festival dove ha vinto l’Audience Award per la sezioneWorld Cinema – Dramatic.

Danimarca

La vicenda ruota attorno alla scelta di una donna pronta a mettere in discussione la sua carriera e la sua famiglia dopo aver sedotto il figliastro minorenne. Nella storia degli Oscar la Danimarca ha conquistato 12 nomination e vinto 3 statuette: nel 1987 con Il Pranzo di Babette di Gabriel Axel, nel 1988 con Pelle alla conquista del mondo di Bille August e nel 2010 con Un mondo migliore di Susanne Bier.

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Armenia: punta sul film  Lengthy Night di Edgar Baghdasaryan, incentrato sul destino drammatico di un gruppo di uomini in varie epoche diverse.

Armenia

Nella storia degli Oscar l’Armenia non è mai entrata nella cinquina finale.

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Russia: ha scelto la pluripremiata pellicola di Kantemir Balagov Beanpole già vincitrice del FIPRESCI all’ultimo Festival di Cannes e del premio per la miglior regia per la sezione Un certain regard.

Russia

La vicenda è ambientata nel 1945 a Leningrado.La seconda guerra mondiale ha devastato la città, demolendo i suoi edifici e lasciando i suoi cittadini a brandelli, fisicamente e mentalmente.Due giovani donne cercano significato e speranza nella lotta per ricostruire la propria vita tra le rovine. Nella storia degli Oscar la Russia ha conquistato 7 nomination e vinto l’ambita statuetta una sola volta nel 1994 con il film Bruciato dal sole di Nikita Mikhalkov

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Lussemburgo:  punta sulla brillante commedia di Sameh Zoabi Tutti pazzi a TelAviv  già vincitrice di 2 premi a Venezia75 nella sezione Orizzonti (miglior sceneggiatura e miglior attore) oltre all’Asia Pacific Screen Award per il miglior script originale.
Lussemburgo
La pellicola affronta in maniera originale il conflitto israele/palestinese partendo da uno spunto leggero legato al mondo televisivo delle soap opere nazionali. Nel film lo sceneggiatore e il regista cercano di trovare un compromesso per far evolvere la storia in maniera credibile con una serie di rimandi alla difficile situazione politica e sociale in cui versa il Paese. Una farsa seducente sempre sul bilico tra finzione e realtà, una risposta allegorica alla follia iincomprensibile dell’uomo. Nella storia degli Oscar il Lussemburgo non è mai entrato nella cinquina

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Argentina: punta sulla commedia Heroic Losers (La Odisea de Los Giles) di Sebastian Borensztein già selezionato per il San Sebastián International Film Festival

Argentina

La vicenda, tratta dal romanzo di Eduardo SicheriLa notte degli eroici perdenti“, ruota intorno ad una meritata vendetta collettiva condotta durante una leggenderia notte in cui un gruppo di uomini cercò di reagire ad una ingiustizia sociale subita dopo la crisi finanziaria del 2011. Nella storia degli Oscar l’Argentina ha conquistato 7 nomination vincendo l’ambita statuetta 2 volte: nel 1986 con La storia ufficiale di Luis Penzo e nel 2010 con Il segreto dei suoi occhi di Juan José Campanella.

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Hong Kong: punta sul grande successo nazionale The White Storm 2, il thriller poliziesco di Herman Yau.

Hong Kong

La pellicola affronta il tema della droga attraverso una duplice prospettiva mostrando i suoi lati opposti: da un lato i traffici di un boss della droga e dall’altro le indagini di un ricco d’uomo d’affari, mentre un poliziotto cerca di farsi giustizia senza infrangere la legge. Nella storia degli Oscar Hong Kong non è mai riuscito ad entrare nella cinquina.

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Thailandia: punta sul film horror romantico Inhuman Kiss di Sitisiri Mongkosiri.

Thailandia

La vicenda è incentrata su un maleficio di cui è vittima la protagonista (Sai) costretta ogni notte a separarsi dalla sua testa che vaga a caccia di sangue e carne. Fortunatamente lungo il suo cammino incontrerà un giovane che deciderà di starle accanto nonostante la sua terribile verità. Una metafora dolcissima sulla diversità. Nella storia degli Oscar Thailandia non è mai riuscita ad entrare nella cinquina.

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Israele: punta sul film Incitement di Yaron Ziberman, presentato con successo all’ultimo Toronto International Film Festival, già vincitore dell’Ophir Award come miglior film.

Israele

La vicenda ruota attorno all’assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin da parte di uno studente di legge ebreo ortodosso, Yigal Amir, a conclusione di una manifestazione a Tel Aviv. Un attentato che ha scosso l’opinione pubblica. Nella storia degli Oscar l’Israele ha conquistato ben 10 nomination, senza però conquistare l’ambita statuetta. Nel 2018 ha sfiorato l’undicesima candidatura con Foxtrot di Samuel Maoz riuscendo ad entrare nella short list dei semifinalisti.

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Bangladesh:ha scelto Alpha di Nasiruddin Yousuff sulla vita artistica di un rinomato pittore di rickshaw art che vive in una baracca nel grande lago di Dhaka. Le sue opere gridano al mondo le ingiustizie sociali tra odio religioso, conflitto di classe e discriminazione verso la comunità hiira transgender.

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Nella storia degli Oscar il Bangladesh non è mai entrato nella cinquina finale.

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India: punta sul film musicale Gully Boy di Zoya Akhtar, già vincitore del premio come miglior film all’Indian Film Festival of Melbourne.

India

La vicenda si ispira alle vite dei due rapper indiani di strada: Divine e Naezy cresciuti nei bassifondi di Dharavi a Mumbai. Nella storia degli Oscar l’India ha conquistato per questa categoria 3 nomination: Madre India (1957), Salaam Bombay (1988) e Lagaan (2001)

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Canada: sceglie il dramma sui rifugiati, Antigone di Sophie Deraspe, già premiato come miglior film canadese al Toronto International Film Festival.

Canada

Al centro della vicenda una moderna Antigone la cui vita come rifugiata canadese viene messa alla prova quando uno dei suoi fratelli viene ingiustamente ucciso durante un arresto di droga mentre un altro viene arrestato e messo in custodia cautelare. Il muro contro muro del sistema giudiziario in termini di immigrazione la porta a sfidare le leggi con i suoi valori di amore e solidarietà. Nella storia degli Oscar il Canada ha conquistato 7 nomination, vincendo l’ambita statuetta una sola volta nel 2004 con il film Le invasioni barbariche di Denys Arcand.

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Francia: a sorpresa punta sul dramma sociale Les Miserables di Ladj Ly già vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, superando il più quotato Portait of a Lady on Fire di Celine Sciamma particolarmente apprezzato dalla critica americana.

Francia

Con questo film Ladj Ly ha avuto il coraggio di raccontare una storia cruda e realistica fatta di crescente tensione tra un gruppo di poliziotti e la comunita musulmana oppressa nella Parigi moderna con un chiaro parallismo alle “insurrezioni” che hanno recentemente messo in ginocchio la capitale francese. Nella storia degli Oscar la Francia ha ottenuto ben 39 nomination e 12 Oscar per questa categoria, escludendo le 3 statuette onorarie assegnate tra il 48′ e il 52′ ai due film di René Clement (Au-delà des grilles, Jeux interdits) e a Monsieur Vincent di Maurice Cloche.

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Ghana: punta sul film #Azali di #KwabenaGyansah. Un film coraggioso incentrato sulla fuga di una giovane adolescente da un matrimonio combinato.

Ghana

Nella storia degli Oscar è la prima volta che il Ghana presenta un suo film a rappresentare il Paese nella selezione per il Best International Feature Film

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Albania: ha scelto il film drammatico The Delegation (Delegacioni) di Bujar Alimani già vincitore del Grand Prix all’ultimo Varsavia International Film Festival e di 2 premi al Trieste Film Festival

Albania

La vicenda ruota intorno ad una farsa escogitata dai funzionari nazionali con lo scopo di ingannare la delegazione europea inviata a Tirana per verificare l’attuazione delle riforme politiche essenziali a scongiurare una nuova dittatura. Così decidono di liberare un prigioniero politico per dimostrare l’ondata di cambiamento, ma il loro inganno sarà motivo di grandi tensioni. Nella storia degli Oscar l’Albania non è mai entrata nella cinquina finale.

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Venezuela: sceglie il dramma sull’identità di genere Being Impossibile (Yo Imposible) di Patricia Ortega.

Venezuela

Al centro della vicenda c’è un personaggio intersessuale costretto a fare i conti con la sua identità di genere dopo aver scoperto di essere stata sottoposta da bambini ad interventi chirurgici per conformarsi ad un corpo femminile. Nella storia degli Oscar il Venezuela non è mai riuscito ad entrare nella cinquina finale.

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Philippine: sceglie il discusso film sugli abusi domestici vincitore del Gran Premio della Giuria nella sezione Orizzonti  di Venezia76 Verdict di Raymund Ribay Gutierrez. Inoltre è stato selezionato sia per il Toronto International Film Festival che per il Telluride Film Festival

Philippine

Il dramma ruota attorno alla scelta di una donna in merito al tema della violenza domestica in un labirinto asfissiante e umiliante di regole e norme burocratiche che finiscono per violare una seconda volta le vittime di abusi domestici in un calvario kafkiano disarmante. Nella storia degli Oscar le Philippine non è mai entrato nella cinquina finale.

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Grecia: punta sul documentario When Tomatoes Met Wagner di Marianna Economou sulle difficoltà dei villaggi agricoli costretti a far fronte alle conseguenze della crisi economica. La pellicola è stata selezionata per il Sarajevo Film Festival.

Grecia

Nella storia degli Oscar la Grecia ha conquistato 5 volte la nomination in questa categoria ma senza mai riuscire a vincere l’ambita statuetta: Electra (1962), Le lanterne rosse (1963), Sangue sulla terra (1965), Ifigenia (1977), Dogtooth (2010)

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Montenegro: punta su NeverendingPast di Andra Martinovic già presentato con successo all’ultimo Montreal World Film Festival.

Montenegro

3 storie incentrate sulle relazioni padre/figlio lungo 3 archi temporali: la fine della seconda guerra mondiale, la caduta del muro di berlino, e il crollo della Jugoslavia nei primi anni 90′. Nella storia degli Oscar il Montenegro non ha mai ricevuto la nomination per questa categoria.

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Lettonia: punta sul filmThe Mover di Davis Simanis Jr. già vincitore di 4 Latvian National Film Festival (gli Oscar lettoni).

Lettonia

Il film ruota intorno alla vicenda di una famiglia pronta a rischiare la propria vita per salvare un gruppo di ebrei. Il protagonista Zanis Lipke riesce con grande difficoltà a vivere una doppia vita con lo scopo di non destare alcun sospetto riguardo al suo desiderio di salvare vite umane. Per il suo coraggio è stato definito l’Oskar Schindler della Lettonia. Nella storia degli Oscar la Lettonia non è mai riuscita ad entrare nella cinquina finale.

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Indonesia: sceglie il film Memories of My Body di Garin Nugroho presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 75 e in lizza per il Queen Lion Award dedicato alle pellicole a tematica LGBTQ.

Indonesia

E’ la storia di una battaglia, ma interiore, quella che farà il giovane protagonista alla ricerca di un equilibrio tra il suo corpo e la natura dei suoi sentimenti. Abbandonato dalla sua famiglia trova accoglienza in una scuola di danza Lengger in cui gli uomini assumono nella danza atteggiamenti femminili. Sarà l’inizio di un viaggio alla ricerca di sè stesso, mentre il Paese viene dilaniato da un’ondata di violenza politica e sociale. Nella storia degli Oscar l’Indonesia non è mai riuscita ad entrare nella cinquina finale.

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Kenya: punta sul film Subira di Ravneet Sippy Chadha già vincitore di 5 Kalasha International Film Awards, considerati gli Oscar kenyoti.

Kenya

La storia ruota attorno al desiderio di libertà di una giovane kenyota: lotta per vivere in un mondo in cui non è peccato realizzare i propri sogni. Dalla voglia di nuotare libera nell’oceano al desiderio di opporsi ai matrimoni organizzati legati alle usanze locali. Nella storia degli Oscar il Kenya ha inviato all’Academy un proprio film in rappresentanza della propria cinematografia solo 4 volte e in nessuna di queste è riuscito a conquistare la nomination.

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Kosovo: ha scelto Zana, l’opera prima diretta da Antoneta Kastrati presentata con successo all’ultimo Toronto International Film Festival.

Kosovo

La vicenda ruota attorno al dramma personale di una madre che ha perso il suo unico figlio durante la guerra civile che imperversava nella ex Jugoslavia. Ora vorrebbe mettere al mondo un altro bambino ma i fantasmi del passato tra ricordi e traumi notturni ostacolano la sua fertilità. Una riflessione metaforica sul potere distruttivo della guerra capace di uccidere ma anche di dilaniare l’emotività dei sopravvissuti. Nella storia degli Oscar il Kosovo ha inviato 5 film agli Academy senza mai riuscire ad entrare nella cinquina finale.

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Kirghizistan: ha scelto per il film Aurora di Bekzat Pirmatov.

Kirghizistan

Ambientato in un sanatorio costruito in epoca sovietica che diventa via via nel racconto specchio del Paese popolato da personaggi tragicomici, nonchè da tutti gli archetipi della attuale società kirghisa. Nella storia degli Oscar il Kirghizistan non è mai riuscito ad entrare nella cinquina finale.

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Etopia: ha scelto la pellicola diretta dal regista tedesco Jan Philipp Weyl, Running Against the Wind

Etiopia

Al centro della vicenda il valore della fratellanza che resta nonostante gli ostacoli della vita che spesso divide per farci apprezzare la voglia di sentirsi uniti. Nella storia degli Oscar l’Etiopia ha inviato un proprio film all’Academy solo 4 volte, senza mai riuscire ad entrare nella cinquina finale.

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Repubblica Ceca: punta sull’apprezzata pellicola presentata all’ultimo Festival di Venezia, The Painted Bird di Vaclav Marhoul.

Repubblica Ceca

La storia personale di un giovane sopravvisuto ebreo nella disperata ricerca di un rifugio per sfuggire agli orrori della seconda guerra mondiale è al centro di un dramma corale, nel quale si muovono anime e personaggi tormentate e disperate. Un ritratto inquietante in bianco e nero sulla trasformazione di un mondo oramai scenario selvaggio e primitivo dove è difficile sopravvivere, ma dove vivere è quasi impossibile.

Nella storia degli Oscar la Repubblica Ceca ha conquistato 3 nomination (Kolya, Divisi si perde, Dark Blue World) e vinto 1 statuetta nel 1997 con il film Kolya di Jan Sverak.

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Lituania: punta sul documentario di Kristine Briede e Audrius Stonys, Bridges of Time già vincitore del premio come miglior docu-film allo Shangai International Film Festival.

Lituania

La pellicola esplora la generazione dei cineasti poetici degli anni 60′ noti anche come artisti della Baltic New Wave. Con il loro contributo hanno rivoluzionato il cinema documentaristico inventando un nuovo e poetico linguaggio visivo focalizzato sulla metafora e sul pensiero associativo. Nella storia degli Oscar la Lituania non è mai entrata nella cinquina finale.


Costarica: sceglie The Awakening of theAnts di Antonella Sudasassi Furniss (El despertar de las Hormigas) già vincitore del premio come miglior film al Costa Rica International Film Festival.

Costa Rica

Il film è incentrato sulla ribellione emotiva, progressiva e silenziosa di una donna, stanca delle rigide convenzioni del regime patriarcale. Nella storia degli Oscar il Costarica non è mai entrato nella cinquina finale.
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Pakistan: ha scelto il campione di incassi nazionale Laal Kabootar di Kamal Khan, un thriller a tinte forti caratterizzato da una interessante colonna sonora e da una trama al cardiopalma.

Pakistan

Nella storia degli Oscar il Pakistan non ha mai conquistato la nomination in questa categoria.

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Polonia: punta su Corpus Christi di Jan Komasa presentato con successo al Toronto International Film Festival e per la sezione Venice Days della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Polonia

La pellicola ruota attorno alla scelta di un giovane la cui trasformazione spirituale diventa un valido motivo per apprezzare la vita con un nuovo sguardo sulla Fede in Dio. Nella vicenda il protagonista scopre in prigione la sua vocazione ma dato il suo passato criminale non può diventare prete, così un giorno viene mandato a svolgere un lavoro in una bottega del Paese ma preferisce fuggire, vestirsi da prete e insediarsi in una piccola parocchia locale. La sua carismatica fede gli consente di aiutare la comunità scossa da una recente tragedia. Nella storia degli Oscar la Polonia ha conquistato 11 nomination vincendo l’ambita statuetta solo una volta e cioè nel 2015 con il film Ida di Pavel Pawlikowski.

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SQUALIFICATO

Uganda: per la prima volta nella storia l’Uganda ha inviato un suo film per la categoria Best Internationational Feature Film dal titolo Kony Order from Above. Si tratta di un melodramma bellico ambientato durante la tumultuosa insurrezione della Resistenza nel Nord dell’Uganda.

Uganda

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Messico: punta su La camarista (The chambermaid) di Lila Aviles già vincitrice dell’Ariel Award (Oscar messicano) come miglior opera prima e il premio come miglior regista al San Francisco International Film Festival.

Messico

Il film si concentra sulla vita meccanica di una cameriera di un hotel durante le sue ore di lavoro con un stile minimalista volto a far emergere il suo mondo emotivo, trattenuto e arginato. Nella sua quotidianità fatta di obblighi e riverenze, il silenzio è la cifra del suo mondo, nel quale pulsa sotteraneamente la speranza di un riscatto.Nella storia degli Oscar il Messico ha al suo attivo 9 nomination e 1 statuetta vinta lo scorso anno grazie alla pluripremiata pellicola di Alfonso Cuaron, Roma (che poi ha conquistato anche l’Oscar per la miglior fotografia e la miglior regia).

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Slovacchia: sceglie Let There Be Light di Marko Skop già vincitore dell’Ecumenical Jury – Special Mention all’ultimo Karlovy Vary International Film Festival.

Slovacchia

La vicenda ruota intorno alle responsabilità di un padre che scopre sorpreso il coinvolgimento di suo figlio nella morte di un compagno di classe dopo aver appreso della sua adesione ad un gruppo para-militare di estrema destra. Nella storia degli Oscar la Slovacchia non ha mai ottenuto la nomination in questa categoria.

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Perù: punta sul film di successo Retablo di Alvaro Delgado-Aparicio già vincitore di numerosi premi nei Festival a tematica LGBTQ come il New York’s LGBT Film Festival dove ha conquistato il premio come miglior film straniero e l’Inside Out Toronto LGBT Film Festival dove ha vinto il premio per la miglior opera prima.

Perù

Il film affronta la tematica dell’omosessualià nel contesto rurale delle Ande, esplorando il modo con cui l’eredità morale può essere trasformata in qualcosa di positivo esorcizzando qualsiasi senso di colpa. Nella storia degli Oscar il Perù ha conquistato una sola nomination nel 2009 grazie al film La teta asustada di Claudia Llosa.

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Tawain: ha scelto il dramedy lgbt Dear Ex di Mag Hsu, Hsu Chih-yen, già vincitore di 4 Taipei Film Awards tra cui miglior film e di 3 Golden Horse Awards che corrispondono ai principali premi cinematografici asiatici.

Dear Ex Oscar 2020

La pellicola è incentrata sulla storia di una vedova che scopre suo malgrado che l’intera eredità di suo marito è stata donata al suo amante. Il tutto raccontato con uno sguardo umoristico considerato in patria una pietra miliare nello sviluppo dei diritti umani di Tawain. Nella storia degli Oscar Tawain ha ottenuto 3 nomination e 1 statuetta con 3 film firmati tutti dal maestro Ang Lee: Il banchetto di nozze (1993), Mangiare Bere Uomo Donna (1994) e la vittoria con La tigre e il dragone nel 2000

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Portogallo: punta sull’epopea familiare A herdade di Tiago Guedes presentata con successo all’ultimo Festival di Venezia nella selezione ufficiale.

Portogallo

Al centro della vicenda c’è una famiglia che possiede una delle più grandi proprietà fondiarie d’Europa. La sua ascesa e il suo declino riflettono il disilluso miracolo sociale del Paese a partire dagli anni Quaranta fino ad oggi. Nella storia degli Oscar il Portogallo non ha mai ricevuto la nomination in questa categoria.

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Serbia: ha scelto il dramma storico King Petar of Serbia incentrato sull’ascesa dell’eroe nazionale Kral jPetar. Nella storia degli Oscar la Serbia non è mai riuscita ad entrare nella cinquina.
Serbia

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Sud Africa: ha scelto Knuckle City di Jahmil XT Qubeka che racconta le vite di due fratelli la cui unica vera connessione è la passione condivisa per la boxe, con una sotterranea esplorazione sui limiti del machismo.

Sud Africa

Nella storia degli Oscar il Sud Africa ha conquistato 2 nomination e una statuetta: la prima candidatura è arrivata nel 2004 con Yesterday e la seconda, quella vincente, nel 2005 con il film Tsotsi

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Cile: ha scelto la pellicola Arana di Andres Woods, recentemente presentata nella sezione Contemporary World Cinema al Toronto International Film Festival. Inoltre è stata selezionata per la sezione Orizzonti del prossimo San Sebastián International Film Festival.

Cile

La vicenda ruota attorno ad un gruppo di giovani terroristi impegnati nell’attuazione di un crimine politico che cambierà il volto sociale del Cile degli anni 70. Si tratta del fronte nazionalista Patria y Libertad, un gruppo paramilitare creato nel 1971, basato su idee fasciste e nazionaliste in opposizione al governo dell’unità popolare di Salvador Allende. Il tradimento di uno di loro metterà in crisi passioni e ideologie, una ragnatela autolesionista fitta di vendette e risentimenti. Nella storia degli Oscar il Cile ha conquistato l’ambita statuetta nel 2017 con Una donna fantastica di Sebastián Lelio e ottenuto precedentemente nel 2012 una nomination con il film No di Pablo Larrain

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Bulgaria: ha scelto il film Aga di Milko Lazarov dopo aver conquistato un nutrito numero di riconoscimenti ottenuti nei vari festival a cui ha partecipato nella selezione ufficiale: dal miglior film al Sarajevo Film Festival al Gran Premio della Giuria all’International Film Festival of India fino a 3 Golden Rose Bulgarian Feature Film Festival assegnati dal sindacato dei critici bulgari.

Bulgaria

La vicenda è ambientata nei campi innevati di una desolata tundra ghiacciata dove, seguendo le tradizioni dei loro antenati, vivono e lavorano Nanook e Sedna, che sembrano le ultime persone rimaste sulla Terra in virtù della desolazione che li circonda. Ad accomunarli non c’è solo la devozione verso la tradizione ma anche il desiderio di rintracciare Aga, fuggita via a seguito di una faida familiare. Nella storia degli Oscar la Bulgaria non è mai riuscita ad entrare nella cinquina finale. Solo nel 2009 ci è andata molto vicina con il film di Stephan Komandarev Il mondo è grande e la salvezza si nasconde dietro l’angolo che fu selezionato tra i 9 semifinalisti, ma senza poi ottenere la nomination.

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Bolivia: punta sulla commedia bilingue LGBTQ Tu me manques di Rodrigo Bellott per la categoria Best International Feature Film superando ben 11 contendenti. Già vincitore del Grand Jury Prize per il miglior adattamento all’Outfest di Los Angeles dove è stato presentato in anteprima mondiale lo scorso agosto, Bellott è attualmente considerato da Variety come uno dei migliori talenti latinoamericani. Il film è l’adattamento cinematografico di una commedia del 2015 firmata proprio da Bellott che originariamente doveva andare in scena solo una sera ma dato il successo inaspettato è stata prolungata per ben 4 mesi diventando un vero e proprio caso teatrale nazionale.

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La forza della pellicola sta tutta nel suo originale script incentrato sulla figura di un personaggio terrorizzato all’idea di uscire di casa con il rischio di essere discriminato. Fortunatamente tra le quattro mura domestiche la paura si esorcizza con il riso, ma fuori la vita sa essere dura e spietata. La vena leggera del plot tocca punte drammatiche nel momento in cui il giovane decide di suicidarsi per paura di uscire. Con questa pellicola il regista ha cercato di mettere in luce un dramma spesso dimenticato nel tentativo di dare ai giovani e ai sopravvissuti ai tentati suicidi una speranza per andare avanti nonostante i tempi sempre più bui. Nella storia degli Oscar la Bolivia non è mai entrata nella cinquina.

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Slovenia: History of Love è il candidato sloveno per gli Oscar 2020. La pellicola diretta da Sonja Prosenc ha ottenuto una Special Mention al Karlovy Vary International Film Festival.

Slovenia

L’elaborazione di un lutto da parte di una diciasettenne disabile è il fulcro di una storia visiva che usa le immagini più che le parole per spingere lo spettatore ad entrare in simbiosi con il dramma di questa giovane costretta ad imparare la grammatica della ferita. Il dolore fa fatica a scomparire mentre nuovi segreti minano la sua guarigione. Nella storia degli Oscar la Slovenia non è mai riuscita ad entrare nella cinquina.

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Bosnia-Erzegovina: punta sul film drammatico The Son (in bosniaco: Sin) di Ines Tanovic candidato al Sarajevo Film Festival nella categoria miglior film.

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L’odierna Sarajevo fa da sfondo a questo dramma familiare in cui il desiderio di mettersi alla prova e dimostrare il proprio valore diventa l’unico modo per sopravvivere ad un tessuto sociale che non da alcuna speranza ai giovani, tra armi, droga e il miraggio di una guerra in Medio Oriente. Al centro della vicenda il figlio adottivo Arman, inquieto nella sua disperata ricerca di identità. Nella storia degli Oscar la Bosnia-Erzegovina ha ottenuto una sola nomination a cui è seguita la conquista della statuetta nel 2001 grazie al film di Danis Tanovic No Man’s Land

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Nepal: porta agli Oscar il successo commerciale Bulbul di Binod Paudel già vincitore di 2 National Awards (gli Oscar nepalesi) assegnati al miglior regista e alla miglior attrice.

Nepal

La vicenda ruota attorno ad una donna autista che in attesa di rivedere il suo grande amore decide di prendersi cura di suo suocero scoprendo aspetti inediti della sua personalità. Un viaggio tra due sensibilità diverse si trasformerà in un’occasione di scoperta. Nella storia degli Oscar il Nepal ha conquistato una preziosa nomination nel 1999 con il film Caravan di Eric Valli, senza però riuscire a vincere la statuetta.

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Egitto: sceglie la pellicola Poisonous Roses di Fawzi Saleh già vincitrice del premio come miglior film arabo all’ultimo Cairo International Film Festival.

Egitto

La vicenda ruota attorno alle difficoltà e alle miserie di una famiglia egiziana relegata ai confini di un quartiere povero del Cairo. Qui la vita è messa a dura prova dai ritmi spietati delle concerie tra i pericoli delle acque reflue velenose e l’ammassarsi di pelli macchiate di sangue che marciscono al sole. In questo inferno squallido e miserabile tra vapori chimici e mascherine protettive, sopravvive un nucleo familiare che cerca di dare un senso alla loro drammatica esistenza. Nella storia degli Oscar l’Egitto non è mai riuscito ad entrare nella cinquina finale.

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Spagna: punta tutto sull’apprezzatissimo film autobiografico del maestro Pedro Almodovar che con Dolor y Gloria potrebbe regalare al protagonista Antonio Banderas la prima nomination all’Oscar della sua carriera dopo aver vinto il premio come miglior attore al Festival di Cannes. A cui ha fatto seguito il Cannes Soundtrack Award assegnato allo storico compositore del regista spagnolo, Alberto Iglesias. Senza dimenticare i due premi (Prix du Jury e Best Actor) assegnati dalla comunità della critica internazionale presente con l’International Cinephile Society Award.

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Attraverso un patchwork di ricordi e suggestioni il regista racconta il suo amore per il cinema e per la vita fatto di persone che hanno lasciato il segno lungo il suo percorso. Dolore e Gloria, ma anche gioia e disperazione, amore e frustrazione. Un omaggio poetico e disincantato sul tempo che fugge, sul trascorrere inesorabile della vita, ma anche sulla possibilità di apprezzare tutti gli insegnamenti nella loro portata drammatica e simbolica.

Nella storia degli Oscar la Spagna ha conquistato 15 nomination e collezionato ben 4 statuette: Volver a empezar di José Luis Garci (1982), Belle Epoque di Fernando Trueba (1993), Tutto su mia madre di Pedro Almodovar (1999), Mare Dentro di Alejandro Amenabar (2004).

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SQUALIFICATO

Austria: ha scelto il dramma sociale Joy del regista austriaco-iraniano Sudabeh Mortezai già vincitore del Vienna Film Award all’ultima Viennale, del premio per il miglior film al London Film Festival e del Premio speciale della Giuria al Chicago International Film Festival, oltre a due riconoscimenti al Festival di Venezia 2018 (Hearst Film Award, e il Label Europa Cinemas).

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La pellicola ruota attorno al penoso compito di una giovane donna nigeriania costretta a controllare una sua connazionale da poco inserita nel circolo vizioso della prostituzione. In siffatto contesto la donna (Joy) osserva inizialmente con distacco la nuova arrivata (Precious) per poi comprendere con desolata accettazione la sua triste condizione, attingendo dal suo terribile passato. Un ritratto doloroso e spietato sulla tratta delle immigrate africane costrette dalla malavita organizzata a riscattare la propria libertà con il loro corpo. Il rapporto che si crea tra le due offre la possibilità di conoscere la diversa percezione delle due generazioni a confronto sul mondo della prostituzione dal punto di vista di coloro che sono schiavizzate. Quello che però affascina di questo struggente racconto è l’approccio del regista, ora intimo, ora documentaristico con lo scopo di mostrare le infinite trappole di abusi e di estorsioni di coloro che vivono ai margini della società. Uno scorcio esistenziale tragico e disperato che mette in luce il dramma dietro il commercio delle schiave sessuali tra l’Africa e l’Europa. Nella storia degli Oscar l’Austria ha conquistato 4 nomination vincendo l’ambita statuetta 2 volte: Revanche – Ti ucciderò di Götz Spielmann (2009) e Amour di Michael Haneke (2013).

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Uruguay: ha scelto la commedia The moneychanger di Federico Veiroj selezionata per il Toronto International Film Festival e per il San Sebastian International Film Festival.

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Al centro di una trama amara ma nello stesso tempo farsesca c’è un un cinico riciclatore di denaro offshore che inizia a fare affari proprio nel momento in cui la dittatura militare prende il potere in Uruguay sfruttando la povera economia del suo Paese. Nella storia degli Oscar l’Uruguay non è mai riuscito ad entrare nella cinquina finale.

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Ungheria: a rappresentare la cinematografia nazionale ci sarà il dramma storico Those Who Remained di Barnabás Tóth presentato con successo all’ultima edizione del Telluride Film Festival.

Ungheria

La pellicola ruota attorno alle conseguenze del dopoguerra dal punto di vista di due ungheresi che offrono una prospettiva diversa sugli orrori dell’olocausto: da un lato un medico di mezza età, la cui moglie e i cui figli sono morti nei campi di concentramento,e dall’altro lato una ragazza di 16 anni plasmata in una furiosa negazione degli eventi che hanno determinato il genocidio in massa degli ebrei. Due sguardi diversi sul passato possono produrre una visione ottimistica del futuro? Molti film affrontano la sofferenza degli anni dell’Olocausto, ma molta meno attenzione solitamente viene data a coloro che sono riusciti a tornare dai campi. In siffatto contesto questo dramma ungherese dolorosamente tenero colma questa lacuna. Nella storia degli Oscar l’Ungheria ha ottenuto 10 nomination vincendo l’ambita statuetta 2 volte: nel 1981 con Mephisto di Istvan Szabo e nel 2015 con Il figlio di Saul di Laszlo Nemes.

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Croazia: ripone le sue speranze nella pellicola Mali di Antonio Nuic già vincitore del Big Gold Arena come miglior film al Pula Film Festival.

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Al centro della vicenda la battaglia privata di un padre che cerca con ogni mezzo di stare accanto a suo figlio, pur consapevole del suo discutibile stile di vita. Il suo sistema di sopravvivenza entra in crisi nel momento in cui i genitori della sua ex-moglie si adoperano per togliergli la custodia del figlio, facendo leva proprio sui suoi trascorsi da spacciatore. Nonostante tutto Mali non vuole separarsi da suo padre, convinto che il suo amore sia in grado di cambiarlo. Nella storia degli Oscar la Croazia non è mai riuscita a conquistare la nomination in questa categoria.

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Norvegia: porta agli Oscar 2020 l’adattamento cinematografico di Hans Petter Moland, Out Stealing Horses con protagonista Stellan Skarsgard, pellicola vincitrice non solo dell’Orso d’argento all’ultimo Festival di Berlino per l’eccezionale contributo artistico offerto dalla sua fotografia ma anche di 5 Amanda Awards (gli Oscar norvegesi), tra cui miglior film e miglior regia.

Out Stealing Horse

La storia ruota attorno ad un ritorno, quello di un uomo rimasto vedovo che preferisce tornare nel luogo dove è nato per riconettersi con le sue origini. Sarà un’occasione per fare un tuffo nel passato: i ricordi si confonderanno con le amarezze del presente, offrendogli la possibilità di dare un senso alla necessità della perdita. Nella storia degli Oscar la Norvegia è stata nominata 5 volte: Nove vite (1958), L’arciere di ghiaccio (1988), Gli angeli della domenica (1997), Elling (2002), Kon-Tiki (2013) senza però mai riuscire a conquistare la statuetta.

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Finlandia: ha scelto come proprio rappresentante il dramma sociale Stupid Young Heart di Selma Vihunen, vincitore del premio per la miglior sceneggiatura agli Oscar Finlandesi (Jussi Awards)

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Un ritratto crudo e spigoloso sugli adolescenti della periferia finlandese la cui visione del mondo e della vita viene gradualmente infestata da idee dell’estrema destra che iniziano a scardinare l’equilibrio multiculturale. In particolare al centro della vicenda c’è una giovane coppia di adolescenti che deve fare i conti con una gravidanza inaspettata. Troveranno conforto e amicizia in un giovane gruppo neonazista la cui sola vocazione è cambiare il volto della comunità, infierendo contro coloro che minacciano la loro identità nazionale.

Nella storia degli Oscar la Finlandia ha conquistato una sola nomination nel 2003 grazie al meraviglioso film di Aki Kaurismaki, L’uomo senza passato, senza però riuscire a vincere l’ambita statuetta.

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Olanda: punta sull’apprezzato Instinct di Halina Reijn atteso nella sezione Contemporary World Cinema al prossimo Toronto International Film Festival e già presentato con successo in anteprima mondiale al Locarno Film Festival dove ha vinto il Variety Piazza Grande Award.

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Al centro della vicenda di questo appassionato e carnale thriller erotico c’è una psicologa impegnata a normalizzare la condotta morale di un detenuto in via di scarcerazione. Nel suo lavoro di demonizzazione degli istinti sessuali dell’uomo finisce per diventare vittima e carnefice del suo desiderio. La sua competenza professionale non le fa da scudo: la sua attrazione rompe gli argini, valica i limiti. Senza volerlo acquisisce la prospettiva del predatore trasformando in oggetto l’autore del reato sessuale che aveva il compito di curare. Su questa lunghezza d’onda lo script indaga sulle implicazioni del desiderio fatto di slanci e di contraddizioni, mostrando con amaro cinismo non solo il labile confine tra attrazione e rifiuto, ma anche quanto siano vicini la voglia di dominare e il voler essere dominati. Nella storia degli Oscar l’Olanda ha ottenuto 7 nomination vincendo l’ambita statuetta ben 3 volte: The Assault nel 1987, L’albero di Antonia nel 1996 e Character nel 1998.

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Filippine: a rappresentare la cinematografia nazionale ci sarà l’opera prima di Atom Magadia, Dagsin, già candidata al Madrid International Film Festival nella categoria miglior film straniero

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La pellicola racconta la storia di un eroe di guerra, un veterano della Seconda Guerra Mondiale, che cerca di entrare in contatto con la moglie defunta tramite i suoi diari segreti. Nella storia degli Oscar le Filippine non è mai riuscito ad entrare nella cinquina finale.

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Cuba: ha selezionato il dramma Un Traductor di Rodrigo e Sebastian Barriuso dopo aver vinto il premio come miglior film al Seattle Latino Film Festival e il premio per la miglior regia allo Shanghai International Film Festival. Senza dimenticare che il protagonista Rodrigo Santoro, conosciuto negli States per la sua partecipazione alla serie tv Westworld, ha conquistato la nomination come miglior attore ai Fenix Film Awards, gli Oscar messicani dedicati al cinema iberoamericano.

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Per questo primo lungometraggio il fratelli Barriuso hanno scelto un approccio personale e toccante per raccontare il dramma vissuto dai loro genitori in uno dei capitoli più bui della loro vita. Al centro della storia c’è un professore di letteratura russa costretto a lavorare come traduttore tra i medici dell’Avana che hanno in cura le vittime del disastro nucleare di Chernobyl. Una metafora dura e vivida sul potere universale del dolore, sull’intraducibile sofferenza che colpisce tutti indipendentemente dalle proprie origini. “Come si fa a tradurre ad una madre che non si può fare nient’altro per salvare la propria figlia?”

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Nella storia degli Oscar la cinematografia cubana è riuscita a conquistare la candidatura solo una volta nel 1993 grazie al cult movie Fragola e Cioccolato di Tomas Gutierrez Alea e Juan Carlos Tabio.

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Svezia: il film drammatico di Levan Akin And The We Danced ha molte chance di entrare nella cinquina dopo essere stato presentato con successo all’ultima edizione del Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Realisateurs oltre ad aver vinto il premio come miglior attore (Levan Gelbakhiani) al Sarajevo Film Festival. La pellicola svedese può contare su un forte apprezzamento da parte della critica americana dato che ha ottenuto l’83% di recensioni positive sul rinomato aggregatore Rotten Tomatoes. Inoltre è stato selezionato per il London International Film Festival (BFI)

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La storia ruota attorno ad un giovane ballerino il cui mondo si capovolge quando prova una forte attrazione nei confronti del nuovo arrivato che si scoprirà essere il suo rivale per la figura di primo ballerino. Una storia sensuale che nasce ed esplode in un luogo rigido e frenato da tradizioni austere e antiche come quelle legate al mondo della danza classica georgiana. Un romanzo di formazione in cui il primo amore traghetta il protagonista verso un percorso di auto-accettazione. La danza ha spesso messo in scena storie in cui l’artista esprimeva la sua ricerca interiore attraverso i passi. In questo film si pongono le basi per un crescente desiderio verso la piena consapevolezza della propria identità, incastrato però nel pericolo derivante dai pregiudizi della cultura conservatrice ossessionata dall’esigenza di ribadire che il matrimonio in Georgia sarà sempre quello tra un uomo e una donna.

Nella storia degli Oscar la Svezia ha conquistato 16 nomination vincendo la statuetta ben 3 volte grazie al genio di Ingman Bergman: La fontana vergine (1960), Trough a Glass Darkly (1961), Fanny e Alexander (1983). L’ultima nomination conquistata risale al 2017 con il film The Square di Ruben Ostlund.

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Brasile: la cinematografia carioca punta sul vincitore della sezione Un certain regard dell’ultima edizione del Festival di Cannes, The Invisible Life of Eurídice Gusmão diretto da Karim Ainouz, tratto dal romanzo omonimo di Martha Batalha. Nel cast spicca in un cameo la candidata all’Oscar Fernanda Montenegro.

Brasile

Al centro della vicenda ci sono due sorelle diverse tra loro, Euidice che lavora sodo per diventare un pianista professionista, e Guida che preferisce solo divertirsi e pensare ai ragazzi.Quando un  incidente di percorso le separa, le due ragazze si perdono di vista, ma non rinunciano mai alla speranza di incontrarsi di nuovo, ignorando che in realtà vivono solo a pochi passi l’una dall’altra.

Nella storia degli Oscar il Brasile è riuscito a conquistare la candidatura ben 4 volte La parola data di Anselmo Duarte (1962), Il Quadriglio di Fabio Barreto (1996), 4 giorni a settembre di Bruno Barreto (1998), Central do Brazil di Walter Salles (1999)

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Marocco: il cinema marocchino punta sull’opera prima Adam di Maryam Touzani, già presentato con successo all’ultimo Festival di Cannes nella sezione Un certain regard, oltre ad aver vinto il premio come miglior attrice (Nisrin Erradi) al Durban International Film Festival.

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La pellicola ruota attorno a Samia, una ragazza incinta non sposata che con coraggio e determinazione cerca comunque di trovare un lavoro pur sapendo le difficoltà della sua condizione considerata illegale in Marocco. Dopo una serie di ostacoli la donna trova conforto e sostegno in una vedova di nome Abla proprietaria di una panetteria. Un incontro fortuito con il destino, due donne in fuga e un percorso verso l’auto-accettazione. Il film è ispirato ad un fatto realmente accaduto dato che i genitori della regista hanno protetto per giorni una donna che viveva nelle stesse condizioni della protagonista in un periodo storico in cui in Marocco era considerata fuori legge una donna incinta ma non maritata. Nella storia degli Oscar il Marocco non è mai riuscito a conquistare la nomination. Solo nel 2011 ci è andato molto vicino grazie al film Omar Killed me di Roschdy Zem che è riuscito ad entrare nella shortlist dei semifinalisti.

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Macedonia del Nord: ha scelto come proprio rappresentante il documentario Honeyland di T. Kotevska e Ljubomir Stefanov, dopo l’ottimo riscontro negli States dato che ha vinto 3 premi importanti nella sezione Documentari al Sundance Film Festival: Cinematography Award, Grand Jury Prize, World Cinema Documentary Special Jury Award.

Macedonia del Nord

Al centro del documentario c’è la lotta di una donna impegnata nella salvaguardia delle api minacciate dai cambiamenti climatici e dalla sempre più diffusa ignoranza verso la necessità di proteggere gli alveari necessari all’equilibrio della natura. Attraverso una narrativa visiva esplorativa i registi ci spingono a riflettere sul nostro comportamento nei confronti delle risorse naturali e anche sulla condizione umana rispetto ad un’emergenza planetaria. Nella storia degli Oscar la Macedonia del Nord ha ottenuto una sola nomination nel 1994 grazie al meraviglioso film di Milcho Manchevski dal titolo Prima della Pioggia.

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Colombia: a rappresentarla ci sarà il thriller di sopravvivenza Monos, già vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui il World Cinema Dramatic Special Jury Award assegnato al Sundance Film Festival e il premio come miglior pellicola colombiana al Cartagena Film Festival. Inoltre è stato selezionato per il London International Film Festival (BFI)

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Guerriglia e sopravvivenza sono le coordinate chiavi di questo originale film ambientato in una giunglia della America Latina. Uno spazio circoscritto che ha però qualcosa di astratto, apparentemente sganciato dal tempo, dalla geografia o dalla morale convenzionale. Al centro della trama un gruppo di otto bambini-soldati impegnati in una dura e infinita esercitazione sulla cima di una montagna, sotto la guida di un adulto che li costringe a sorvegliare un ostaggio americano. Dopo un’imboscata però il gruppo dapprima padrone del proprio destino, diventa vittima, e mentre si sbriciolano rapidamente le loro certezze e convinzioni, realizzano che stanno lottando per sopravvivere. Nella storia degli Oscar la Colombia ha conquistato la nomination 1 sola volta e cioè nel 2016 con la pellicola di Ciro Guerra, El abrazo de la serpiente, per poi andarci molto vicino l’anno scorso con il film Oro verde che infatti fu selezionato per la short list dei semifinalisti senza però conquistare successivamente la candidatura.

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Tunisia: punta tutto sull’attualità del dramma con Dear Son (Weldi) di Mohamed Ben Attia.

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Il film racconta la storia di una coppia di genitori dalla vita tranquilla (il padre è un agente portuale in procinto di ritirarsi, la madre è un insegnante che insegna fuori Tunisi). La coppia ha un solo figlio, Sami che dopo il diploma di maturità decide di lasciare la casa di famiglia per unirsi all’ISIS in Siria. Nella storia degli Oscar la Tunisia non è mai riuscita a conquistare la nomination.

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Reppublica Dominicana: il film The Projectionist di José Maria Cabral con la sua trama tenera e poetica è la speranza dominicana per gli Oscar 2020. Tenendo bene a mente che questo Paese non è mai riuscito ad entrare nella cinquina finale.

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La storia ruota intorno ad un uomo solo che trova il suo unico conforto nella gestione di un piccolo cinematografo. Un giorno si innamora perdutamente di una donna che però vede su una bobina di un film da lui proiettato. Successivamente perde la bobina a causa di un incidente. A quel punto si mette alla ricerca della donna attraverso i luoghi più remoti e poveri della Repubblica Dominicana, constatando il valore effimero della felicità.

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Romania: come era prevedibile a rappresentare il cinema rumeno quest’anno ci sarà l’ultimo lavoro di Corneliu Porumboiu, il thriller The Whistlers (La Gomera) già presentato con successo all’ultima edizione del Festival di Cannes oltre ad essere stato selezionato per il Toronto International Film Festival e per Il New York Film Festival

The Whistlers

La storia è incentrata su una missione condotta da un ufficiale di polizia rumeno che si reca nella nota isola spagnola La Gomera nelle Canarie con l’obiettivo di liberare un controverso uomo d’affari di Bucarest. Per farlo deve introdursi nel contesto sociale imparando il linguaggio codificato della zona chiamato El Silbo, fatto di sibili e sputi, solo così potrà risultare credibile e riportare a casa il suo uomo. Nella storia degli Oscar la Romania non è mai riuscita ad entrare nella cinquina finale. L’unico film ad esserci andato molto vicino è stato Beyond the Hills di Cristian Mungiu che nel 2012 fu incluso nella lista dei semifinalisti, senza però poi riuscire a conquistare la candidatura.

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Giappone: sarà rappresentato dalla pellicola anime Weathering With You. É la seconda volta che la compagine nipponica presenta come candidato un film d’animazione, dopo che nel 1998 il comitato nazionale scelse La Principessa Mononoke del maestro Hayao Miyazaki.

WeatheringWithYou di MakotoShinkai

Come nel precedente cult di Makoto Shinkai, Your Name, campione di incassi e vincitore di numerosi premi assegnati dalla critica americana, anche Weathering With You affronta le conseguenze dei cambiamenti climatici mettendo al centro dell’azione due giovani di estrazione sociale diversa pronti a tutto pur di cambiare gli errori del passato attraverso una manipolazione del tempo. In questo scenario la fantasia romantica e gli elementi soprannaturali si fondano per raccontare in chiave metaforica in che modo il mondo si prepara alla sua involuzione. Il film è stato selezionato per il Toronto International Film Festival. Nella storia degli Oscar il Giappone ha conquistato 12 nomination vincendo una sola volta la statuetta nel 2009 con Departures di Yōjirō Takita. L’ultima nomination è stata conquistata l’anno scorso con il pluripremiato film di Hirokazu Kore’eda, Un affare di famiglia, dopo aver conquistato la Palma d’Oro al Festival di Cannes.

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Belgio: ha deciso di puntare tutto sul film Our mothers in lingua spagnola del regista belga-guatemalteco Cesar Diaz, dopo aver vinto la Camera d’oro all’ultimo Festival di Cannes come miglior opera prima.

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La pellicola è ambientata nell’attuale Guatemala, un paese colpito dal processo agli ufficiali militari che hanno iniziato la guerra civile .Al centro della trama c’è un giovane antropologo della Fondazione forense che ha il compito di identificare le persone scomparse fino al giorno in cui trova un indizio che gli permetterà di trovare suo padre, un guerrigliero scomparso durante la guerra. Nella storia degli Oscar il Belgio ha ottenuto la nomination per questa categoria ben 7 volte senza mai vincere la statuetta. L’ ultima candidatura risale al 2014 con il film Alabama Monroe – Una storia d’amore (The Broken Circle Breakdown) di Felix Van Groeningen
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Ucraina: la scelta del comitato nazionale è stata influenzata dalla ricezione positiva del film all’ultimo Festival di Cannes dove era stato presentato nella sezione Un certain regard. In quest’ottica Homeward di Nariman Valiev può contare sul plauso della critica internazionale.
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Al centro della vicenda c’è Tatar Mustafa il cui figlio maggiore è stato ucciso durante la guerra ucraina-russa. Il suo obiettivo è quello di tornare nell’annessa Crimea con il figlio più giovane per seppellire il figlio deceduto. In questo desiderio disperato di assicurare una degna sepoltura al figlio si intuisce l’urgenza tematica dell’autore che in pratica mette in scena un’allegoria del destino del popolo tataro, ridotto a uno stato di vagabondaggio, evidente nell idea di trasformare il viaggio in una processione funebre. Nella storia degli Oscar l‘Ucraina non è mai riuscita a conquistare la candidatura in questa categoria
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Turchia: il cinema turco sarà rappresentato dal film drammatico Baglilik Asli di Semih Kaplanoglu.

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Il film è incentrato sulle implicazioni dell’essere donna e madre nel mondo moderno offrendo un nuovo spunto di riflessione sul rapporto delle donne con l’ambiente circostante. Nella storia degli Oscar la Turchia non è mai riuscita a conquistare la candidatura. Solo nel 2008 ci è andata molto vicina con il film Three Monkey di Nuri Bilge Ceylan riuscendo ad entrare nella short list dei semifinalisti, per poi però mancare la nomination.
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Ecuador: quest’anno a rappresentare la compagine ecuadoregna ci sarà The Longest Night della regista Gabriela Calvache. La pellicola rappresenterà anche l‘Ecuador ai prossimi Goya. Ha recentemente vinto il premio come miglior film internazionale nel corso della 25a edizione del New York Latino Film Festival di HBO.

La mala noche (il titolo spagnolo) é un thriller a tinte forti che ruota attorno alla figura di una donna perfetta fino a quando non decide di essere libera. La sua vita da escort con la sua struttura a spirale subisce un punto di rottura grazie al quale potrà liberarsi e riconquistare la propria libertà. Particolarmente interessante è l’approccio della regista che si avvicina alla sua storia più con umanità che con giudizio.

Nella storia degli Oscar l’Ecuador non è mai riuscito ad entrare nella cinquina finale per il miglior film in lingua non inglese.

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La Germania punta sul dramma psicologico System Crasher (Systemsprenger) diretto da Nora Fingscheidt, già vincitore del premio Alfred Bauer all’ultimo Festival di Berlino assegnato ai film che aprono nuove prospettive sull’arte cinematografica.

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Il film ruota attorno a Benni (Helena Zengel), una bambina di nove anni fuori controllo che provoca il caos nel mondo che la circonda, incapace di contenere la sua furia, finisce per distruggere letteralmente le strutture sociali destinate ad aiutarla. La personalità deformata di Benni, affamata di amore e sicurezza, conferisce al film le sue scene più intense e coinvolgenti rappresentando il potere minaccioso e contagioso della violenza che trova radici nell’insofferenza. Con la sua sfrenata ricerca d’amore, Benni spinge tutti intorno a lei ad una disperazione senza via d’uscita.
Nella storia degli Oscar la Germania ha ottenuto per questa categoria 20 nomination conquistando l’ambita statuetta 3 volte: nel 1979 con Il tamburo di latta di Volker Schlondorff (Germania Ovest), nel 2002 con Nowhere in Africa di Caroline Link, nel 2006 con Le vite degli altri di Floriana Henckel von Donnersmarck.

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La stralunata commedia diretta dal regista Elia Suleiman, It Must Be Heaven, rappresenterà la Palestina dopo aver vinto la Special Mention all’ultimo Festival di Cannes. Chissà forse è tempo di riscatto per Suleiman dopo la delusione del 2002 quando il film Intervento Divino (vincitore del Gran Premio della Giuria a Cannes) fu ritenuto dagli Academy ineleggibile, per poi estendere nel 2004 anche alla Palestina il diritto di partecipare alla selezione degli Oscar. Chissà magari quest’anno la Palestina otterrà la 3 nomination della sua filmografia dopo quelle ottenuta nel 2006 con Paradise Now e nel 2014 con Omar entrambi diretti da Hany Abu-Assad.

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Il campione di incassi Truth and Justice di Tanel Toom, ad oggi il film estone più visto di sempre, concorrerà per gli Oscar 2020 in rappresentanza dell’Estonia dopo l’incredibile successo in patria, strettamente connesso con la sua natura letteraria dato che Truth and Justice è considerato come la più importante opera estone, scritta nel 1926 da Anton Hansen Tammsaare.

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Al centro della vicenda una storia dal carattere epico su due rivali, vicini proprietari terrieri: l’onesto Andres (Priit Loog ) che vive secondo il libro di Dio, e l’astuto Pearu (Priit Võigemast), che ha una idea tutta sua di ciò che è giusto e sbagliato. Il loro conflitto è un’occasione per interrogarsi sui valori di integrità che ogni uomo dovrebbe avere.

Nella storia degli Oscar l’Estonia ha conquistato una sola nomination all’Oscar e cioè nel 2014 grazie al toccante film Tangerines di Zaza Urushadze.

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La Corea del Sud come era prevedibile dopo la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, ha deciso di puntare tutto su Parasite di Bong Joon-ho che a conti fatti parte come il grande favorito. Su questa lunghezza d’onda i critici americani sono tutti ben concordi nel definire il film come uno dei migliori dell’anno attestandosi come favorito agli Oscar 2020 non solo nella categoria Best International film, ma anche in quella per la miglior regia e per la miglior sceneggiatura: da IndieWire che lo definisce “un film furioso e diabolicamente ben fatto” a Los Angeles Times che ne apprezza la forza, il coraggio e la fattura tecnica fino a Screen International che parla di “pellicola dal controllo hitchockiano e dal materiale bunueliano“. Il film è stato selezionato per il Toronto International Film Festival e per Il New York Film Festival

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La storia ruota attorno alle vicessitudini di due famiglie molto particolari, il cui ruolo diventa metafora dei nostri tempi oltre che un occasione per affondare il bisturi dell’analisi sulle fratture derivanti dalle diseguaglianze sociali. Due famiglie, due case in cui la speranza si trasforma in illusione e il desiderio di riscatto in prigione.
Nella storia degli Oscar la Corea del Sud non è mai riuscita ad entrare nella cinquina finale. Solo Burning di Lee Chang-dong si è avvicinato alla nomination l’anno scorso, riuscendo ad entrare nella short-list dei semifinalisti.

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Panama porta agli Oscar 2020 la pellicola LGBTQ Todos Cambiamos (Everybody Changes) di Arturo Montenegro.

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La storia è incentrata su una famiglia che lotta per rivendicare il proprio diritto alla felicità in una società che minimizza e disprezza la loro necessità di essere uniti, nella difesa di un legame considerato innaturale. In quest’ottica Todos Cambiamos affronta il tema delle nuove famiglie, della transessualità e dei diritti umani, ponendo l’accento sulla necessità di cambiare la percezione dell’amore, inteso come collante che unisce e mai divide, come bisogno umano con cui far fronte alla comune solitudine, come occasione di incontro tra persone indipendentemente dal loro genere sessuale.

Nella storia degli Oscar, Panama non ha mai ottenuto la nomination. Dal 2014 sono 5 le pellicole che sono state presentate per la selezione in lingua straniera: Invasion di Abner Benaim, Box 25 di Mercedes Arias e Delfina Vidal, Salsipuedes di Ricardo Aguilar Navarro e Manuel Rodriguez, Mas que Hermanos di Arianne Benedetti, Yo No Me Llamo Ruben Blades di Abner Benaim.

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Per la Cambogia ci sarà il melodramma In The Life of Music codiretto da Caylee So e Sok Visal, dopo aver vinto 2 premi sia al Los Angeles Asian Pacific Film Festivalche al Philadelphia Asian American Film Festival vincendo nella categoria miglior film e aggiudicandosi il premio del pubblico.

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La storia, raccontata in tre capitoli, prende spunto da una popolare canzone dal titolo “Champa Battambang“,resa famosa da Sinn Sisamuth (considerato il re della musica khmer). Il significato trasversale di questo pezzo musicale ha un ruolo diverso nella vita di tre differenti generazioni. In questo scenario la Musica diventa il collante per mettere insieme i singoli momenti di un’intera famiglia il cui mondo viene inevitabilmente trasformato dall’emergere del regime dei Khmer rossi. Sullo sfondo gli eventi drammatici dalla pre-guerra in Cambogia fino al post-genocidio che ha cambiato il volto del Paese facendo emergere con tutta la sua portata drammatica la resilienza di un popolo.

Nella storia degli Oscar, la Cambogia è riuscita a conquistare la nomination una sola volta e cioè nel 1994 con il documentario The Missing Picture (L’image manquante) di Rithy Pahn in cui si narra la marcia dei Khmer Rossi su Phnom Penh, capitale della Cambogia, e la dittatura di Pol Pot.

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LIran propone il documentario Finding Farideh di K.Ataee e A.Moussavi.

Finding Farideh film iraniano

Alla ricerca di Farideh (Finding Farideh) racconta la storia di una giovane iraniana di nome Farideh adottata in tenera età da una famiglia olandese, dopo essere stata abbandonata in un santuario dell’Imam Reza all’età di 6 mesi. Per anni i suoi genitori adottivi le hanno promesso di portarla nel luogo dove era nata al compimento del suo 18° anno di età, ma questo non è mai successo perchè hanno sempre pensato che l’Iran fosse un paese pericoloso. Una volta cresciuta la giovane prende coscienza delle proprie origini e decide di affrontare un viaggio nella madrepatria. Ad aspettarla ci sono 3 famiglie che asseriscono con le loro “prove” di avere un profondo legame con la giovane. La pellicola, in chiave documentaristica, si interroga soprattutto sulla labilità dei legami e sulle relative contraddizioni.

Nella storia degli Oscar l’Iran ha conquistato la prima nomination nel 1999 con I ragazzi del paradiso di Majid Majidi per poi vincere successivamente l’ambita statuetta per ben 2 volte: nel 2012 con il film Una separazione, e nel 2017 con Il cliente, entrambi firmati dal maestro Asghar Farhadi.

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L’Algeria sceglie la pellicola di protesta Papicha della regista Mounia Meddour, presentata con successo durante l’ultima edizione del Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard ottenendo il plauso della critica.

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La storia, ambientata negli anni ’90 durante la sanguinosa Black Decad che mise in ginocchio il Paese, verde come protagonista una studentessa universitaria appassionata di moda che insieme ad una sua amica realizza degli abiti con lo scopo di offrire alle ragazze della sua generazione la possibilità di sentirsi libere nella piena accettazione della loro identità femminile in una società maschilista e retrograda ancorata ai dettami di una religione integralista che sta prendendo il sopravvento. I loro abiti sono come urli per gridare al mondo il loro desiderio di libertà. La Rivoluzione femminile parte dal controllo del loro corpo. Tutto questo succede mentre il Paese si prepara suo malgrado ad una sanguinosa guerra civile che renderà qualsiasi desiderio di affermazione una chimera.
Nella storia degli Oscar l’Algeria è stata nominata 5 volte: Ballando, Ballando di Ettore Scola (1984), Poussieres de vie di Rachid Bouchareb (1996), Days of Glory di Rachid Bouchareb (2007), Uomini senza legge di Rachid Bouchareb (2011) e il thriller politico Z di Costa-Gavras (1969) che ha conquistato 2 Oscar (miglior film straniero, miglior montaggio).

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La Svizzera ripone le sue speranze nella commedia romantica in salsa agro-dolce Wolkenbruch di Michael Steiner, che è stato il miglior incasso svizzero del 2018 riuscendo a conquistare un pubblico sempre più numeroso imponendosi come un valore sicuro al box-office. Prova forse che gli svizzeri hanno ancora bisogno d’evasione e di leggerezza. Con l’acquisizione poi dei suoi diritti in tutto il mondo da parte di Netflixla pellicola si prepara ad una diffusione su vasta scala.

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La pellicola, tratta dal best-seller di Thomas Meyer, Il meraviglioso viaggio di Wolkenbruch in the Arms of a Shiksa, prende vita nella comunità ebraica di Zurigo. Il protagonista, interpretato da Joel Basman, che per questo ruolo ha vinto lo Swiss Film Award come miglior attore, si innamora di una studentessa “shiksa” (non ebrea) innescando le inevitabili reazioni della sua famiglia ligia al rispetto delle tradizioni della propria religione.
Nella storia degli Oscar la Svizzera ha conquistato la nomination per questa categoria 5 volte (1971, Primo amore di Maximilian Schell; 1974, L’invito di Claude Goretta; 1982, La barca è piena di Markus Imhoof), vincendo l’ambita statuetta 2 volte: nel 1985 con Mosse Pericolose di Richard Dembo e nel 1991 con Viaggio della speranza di Xavier Koller.

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Per la Georgia concorrerà il dramma bellico Shindisi di Dito Tsintsadze.

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Il film, basato su una storia vera, racconta un drammatico episodio della guerra russo-georgiana dell’agosto del 2008 concentrandosi sul destino di 17 soldati uccisi in una battaglia che ebbe luogo nel piccolo villaggio di Shindisi. La loro morte è stata eroica: dato che il loro sacrificio è servito a salvare 25 compagni, messi in salvo dopo che un’unità militare russa aveva rotto improvvisamente la tregua locale.

Nella storia degli Oscar la Georgia ha conquistato la nomination per questa categoria una sola volta e cioè nel 1996 (l’anno in cui ha proposto per la prima volta un suo film: A chef in love di Nana Jorjadze). Da allora in poi non è mai riuscita ad entrare nella short list.


Italia: punta sul film di Marco Bellocchio, Il Traditore con protagonista Pierfrancesco Favino, già presentato all’ultimo Festival di Cannes e selezionato per gli European Film Awards, oltre ad aver vinto 2 Globi d’oro (miglior colonna sonora, miglior film), il premio per la miglior sceneggiatura al Flaiano Film Festival e 7 Nastri d’argento (miglior attore non protagonista, miglior attore, miglior colonna sonora, miglior montaggio, miglior sceneggiatura, miglior regia, miglior film).

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Grazie a questo film per l’Italia potrebbe arrivare la 29 esima candidatura dopo averlo vinto ben 11 volte: La strada, Le notti di Cabiria, 8 e mezzo, Ieri, oggi e domani, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Il giardino dei Finzi Contini, Amarcord, Nuovo cinema Paradiso, Mediterraneo, La vita è bella, La grande bellezza. 

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Award Season 2018/2019

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Cold War (Polonia)
Cold War di Pawel Pawlikowski, scelto per rappresentare la Polonia agli Oscar 2019, è stato presentato con successo all’ultimo Festival di Cannes dove ha vinto il premio per la miglior regia. Nel film realizzato in uno splendido bianco e nero e in un formato 4/3 si racconta l’amore come fosse una interminabile guerra a distanza. Ha al suo attivo una nomination nella categoria miglior film internazionale ai British Independent Film Awards e 5 nomination agli European Film Awards oltre al premio già conquistato agli EFA per il miglior montaggio. Ha conquistato il Silver Frog ai Camerimage per la miglior fotografia. Ha vinto il National Board of Review come miglior film straniero.

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Roma (Messico)
Roma di Alfonso Cuaron, dopo aver conquistato il Leone d’Oro all’ultimo Festival di Venezia è stato scelto per rappresentare il Messico agli Oscar 2019. Per questo film ha conquistato una nomination ai British Independent Film Awards e agli Independent Spirit Awards come miglior film internazionale. Ha vinto anche il Bronze Frog ai Camerimage per la miglior fotografia. E’ stato inserito nella lista dei 10 miglior film dell’anno ai National Board of Review.

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Un affare di famiglia (Giappone)
Un affare di famiglia di Hirokazu Kore-Eda, dopo aver vinto la Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, è stato scelto per rappresentare il Giappone agli Oscar 2019. Ha al suo attivo una nomination nella categoria miglior film internazionale ai British Independent Film Awards e agli Independent Spirit Awards. E’ stato inserito nella lista dei 5 miglior film stranieri dai National Board of Review.

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Capernaum (Libano)
Capernaum di Nadine Labecki, scelto per rappresentare il Libano agli Oscar 2018, ha vinto il Gigi Guermont Audience Award al Miami Film Festival, dopo aver vinto il Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes. Nel film la regista Labaki racconta la storia inusuale ma tenera di un giovane pronto a denunciare i propri genitori per averlo messo al mondo dato che non accetta la vita che gli è stata donata. Ha ottenuto anche una nomination comemiglior film internazionale ai British Independent Film Awards.

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The Guilty (Danimarca)
The Guilty di Gustav Moller (Danimarca): è stato inserito nella lista dei 5 miglior film stranieri ai National Board of Review oltre ad aver conquistato 2 nomination agli European Film Awards (miglior attore, miglior sceneggiatura)

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The Resistance Banker (Olanda)
The Resistance Banker di Joram Lürsen ha vinto 5 Golden Calves (considerati gli Oscar olandesi): miglior film, miglior attore, miglior attrice non protagonista, miglior scenografia e premio del pubblico.

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Girl (Belgio)
Girl di Lukas Dhont, ha vinto il Sebastiane Award al SanSebastian International Film Festival e il premio come miglior film al Zurich Film Festival, oltre ad aver ottenuto 2 nomination agli European Film Awards (miglior film e miglior opera prima). Inoltre ha conquistato il Sutherland Award come miglior opera prima al London Film Festival. Girl ha come protagonista un ragazzo di quindici anni che si sente una ragazza e che sogna di diventare un’etoile della danza classica. La sua vera sfida però è quella di portare a termine la sua completa transizione anatomica che lo renderà a tutti gli effetti una donna.

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Burning (Corea del Sud)

Burning di Kyong-Pyo Hong, ha vinto il Golden Camera 300 per il contributo offerto dal suo direttore della fotografia. Ha al suo attivo una nomination agli Independent Spirit Awards come miglior internazionale indipendente, oltre ad essere stato inserito nella lista dei 5 miglior film stranieri dai National Board of Review.

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BORDER (Svezia)

Border di Ali Abbasi, è incentrato sulla figura di Tina, una donna “diversa” per il suo aspetto fisico, ufficiale di dogana che grazie al suo fiuto fuori dal comune (e dalla logica, visto che sa odorare la paura e il senso di colpa) riesce a sgominare gran parte del traffico illegale che passa per il piccolo porto nel quale lavora. Ha al suo attivo 4 nomination agli European Film Awardstra cui quella per il miglior film oltre ad aver vinto il premio per i migliori effetti speciali visiviper un film europeo. Ha conquistato anche il World Fiction Award al Los Angeles Film Festival.

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Con i Gotham Awards per i film indipendenti e successivamente con i National Board of Review inizia ufficialmente la Stagione dei Premi (Award Season) che porterà alla Notte degli Oscar. In particolare questa pagina è dedicata ai premi che saranno assegnati per la categoria miglior film straniero. Una sorta di bussola che vi consentirà di orientarvi circa i possibili candidati agli Oscar nella categoria best foreign language film.
Oscar 2019: quali sono le regole della categoria miglior film straniero?

Le regole della categoria miglior film straniero sono particolarmente contorte e complesse rispetto a tutte le altre categorie degli Oscar.

Fino ad un anno fa’, la prima fase di votazioni era determinata da un gruppo di comitati divisi per colori (rosso, bianco, blu e verde). I votanti dovevano aver visto almeno l’80% dei film assegnati al rispettivo comitato (ciò voleva significare che i giurati non riuscivano a vedere tutti i film candidati, ma tendevano a preferire i più famosi o i meglio promossi)

Dallo scorso anno il meccanismo dei comitati è stato abolito. Tutti i film vengono assegnati a ciascun membro partecipante alla prima fase di votazione, in modo che tutti i film abbiano la stessa visibilità, anche quelli meno pubblicizzati. Dopo la votazione, la Commissione seleziona altri 3 film meno noti che verranno poi aggiunti ai 6 selezionati nella prima fase (short-list), con lo scopo di rendere più ricca e variegata la scelta per la seconda fase di votazione, laddove poi verranno mostrati i nove film ai 30 membri dell’Academy a New York, Londra e Los Angeles (10 in ogni città). Saranno questi ultimi a scegliere i 5 film candidati nella categoria miglior film straniero. Facile no?
Quali sono i film scelti da ogni Paese che sono entrati nella corsa agli Oscar 2019 per la categoria miglior film straniero?

Afghanistan, Rona Azim’s Mother, Jamshid Mahmoudi, director
Algeria, Until the End of Time, Yasmine Chouikh, director
Argentina, El Ángel, Luis Ortega, director
Armenia, Spitak, Alexander Kott, director
Australia, Jirga, Benjamin Gilmour, director
Austria, The Waldheim Waltz, Ruth Beckermann, director
Bangladesh, No Bed of Roses, Mostofa Sarwar Farooki, director
Belarus, Crystal Swan, Darya Zhuk, director
Belgium, Girl, Lukas Dhont, director
Bolivia, The Goalkeeper, Rodrigo “Gory” Patiño, director
Bosnia and Herzegovina, Never Leave Me, Aida Begić, director
Brazil, The Great Mystical Circus, Carlos Diegues, director
Bulgaria, Omnipresent, Ilian Djevelekov, director
Cambodia, Graves Without a Name, Rithy Panh, director
Canada, Family Ties, Sophie Dupuis, director
Chile, …And Suddenly the Dawn, Silvio Caiozzi, director
China, Hidden Man, Jiang Wen, director
Colombia, Birds of Passage, Cristina Gallego, Ciro Guerra, directors
Costa Rica, Medea, Alexandra Latishev, director
Croatia, The Eighth Commissioner, Ivan Salaj, director
Czech Republic, Winter Flies, Olmo Omerzu, director
Denmark, The Guilty, Gustav Möller, director
Dominican Republic, Cocote, Nelson Carlo De Los Santos Arias, director
Ecuador, A Son of Man, Jamaicanoproblem, director
Egypt, Yomeddine, A.B. Shawky, director
Estonia, Take It or Leave It, Liina Trishkina-Vanhatalo, director
Finland, Euthanizer, Teemu Nikki, director
France, Memoir of War, Emmanuel Finkiel, director
Georgia, Namme, Zaza Khalvashi, director
Germany, Never Look Away, Florian Henckel von Donnersmarck, director
Greece, Polyxeni, Dora Masklavanou, director
Hong Kong, Operation Red Sea, Dante Lam, director
Hungary, Sunset, László Nemes, director
Iceland, Woman at War, Benedikt Erlingsson, director
India, Village Rockstars, Rima Das, director
Indonesia, Marlina the Murderer in Four Acts, Mouly Surya, director
Iran, No Date, No Signature, Vahid Jalilvand, director
Iraq, The Journey, Mohamed Jabarah Al-Daradji, director
Israel, The Cakemaker, Ofir Raul Graizer, director
Italy, Dogman, Matteo Garrone, director
Japan, Shoplifters, Hirokazu Kore-eda, director
Kazakhstan, Ayka, Sergey Dvortsevoy, director
Kenya, Supa Modo, Likarion Wainaina, director
Kosovo, The Marriage, Blerta Zeqiri, director
Latvia, To Be Continued, Ivars Seleckis, director
Lebanon, Capernaum, Nadine Labaki, director
Lithuania, Wonderful Losers: A Different World, Arunas Matelis, director
Luxembourg, Gutland, Govinda Van Maele, director
Macedonia, Secret Ingredient, Gjorce Stavreski, director
Malawi, The Road to Sunrise, Shemu Joyah, director
Mexico, Roma, Alfonso Cuarón, director
Montenegro, Iskra, Gojko Berkuljan, director
Morocco, Burnout, Nour-Eddine Lakhmari, director
Nepal, Panchayat, Shivam Adhikari, director
Netherlands, The Resistance Banker, Joram Lürsen, director
New Zealand, Yellow Is Forbidden, Pietra Brettkelly, director
Niger, The Wedding Ring, Rahmatou Keïta, director
Norway, What Will People Say, Iram Haq, director
Pakistan, Cake, Asim Abbasi, director
Palestine, Ghost Hunting, Raed Andoni, director
Panama, Ruben Blades Is Not My Name, Abner Benaim, director
Paraguay, The Heiresses, Marcelo Martinessi, director
Peru, Eternity, Oscar Catacora, director
Philippines, Signal Rock, Chito S. Roño, director
Poland, Cold War, Pawel Pawlikowski, director
Portugal, Pilgrimage, João Botelho, director
Romania, “I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians,” Radu Jude, director
Russia, Sobibor, Konstantin Khabensky, director
Serbia, Offenders, Dejan Zecevic, director
Singapore, Buffalo Boys, Mike Wiluan, director
Slovakia, The Interpreter, Martin Šulík, director
Slovenia, Ivan, Janez Burger, director
South Africa, Sew the Winter to My Skin, Jahmil X.T. Qubeka, director
South Korea, Burning, Lee Chang-dong, director
Spain, Champions, Javier Fesser, director
Sweden, Border, Ali Abbasi, director
Switzerland, Eldorado, Markus Imhoof, director
Taiwan, The Great Buddha+, Hsin-Yao Huang, director
Thailand, Malila The Farewell Flower, Anucha Boonyawatana, director
Tunisia, Beauty and the Dogs, Kaouther Ben Hania, director
Turkey, The Wild Pear Tree, Nuri Bilge Ceylan, director
Ukraine, Donbass, Sergei Loznitsa, director
United Kingdom, I Am Not a Witch, Rungano Nyoni, director
Uruguay, Twelve-Year Night, Álvaro Brechner, director
Venezuela, The Family, Gustavo Rondón Córdova, director
Vietnam, The Tailor, Buu Loc Tran, Kay Nguyen, directors
Yemen, 10 Days Before the Wedding, Amr Gamal, director

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