La donna elettrica (Islanda)

La donna elettrica di Benedikt Erlingsson racconta con tono leggero e stravagante la “missione” di un’eroina moderna, un’attivista ambientale pronta a sacrificare la sua rispettabile vita in nome di un ideale più ambizioso e necessario come il rispetto della natura e degli equilibri del nostro ecosistema. La protagonista si comporta quindi come se fosse un vero supereroe moderno: da una parte la sua vita da modella cittadina, una direttrice di coro ben voluta e apprezzata da tutti, dall’altra una eco-attivista temeraria, pronta a commettere atti anarchici pur di frenare la costruzione di una nuova fonderia di alluminio fuori da Reykjavik.

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In questo dramma dallo stile eccentrico i sabotaggi della protagonista hanno lo scopo di smuovere le coscienze sfidando le disastrose politiche nazionali che celano dietro il mito delle energie rinnovabili un sistema di sfruttamento scellerato delle risorse presenti in natura. Nonostante il registro ironico di alcune trovate, emerge dal fondo di questa atipica messa in scena una profondità emotiva che coincide con la necessità di un ideologia politica capace di attivare una presa di coscienza collettiva.

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Un motivo per vederlo

Perchè affronta con originalità e con un umorismo silenzioso nonchè “nordico”, le attuali problematiche globali sfidando il senso di giustizia che anima ognuno di noi. Cosa siamo disposti a fare per garantire ai nostri figli un mondo migliore? In una sceneggiatura americana la passione ambientalista della protagonista sarebbe dettata da un evento del suo passato, al contrario nello script di questa pellicola la protagonista non ha bisogno di un “movente” per difendere la natura e l’ecosistema in cui vive, per quanto la sua ostinata determinazione possa sembrare così ardita. Ecco allora la funzione del registro dell’assurdo: calare lo spettatore in una dimensione estrema nella quale ogni scelta apparentemente folle rivela tutta la sua significanza.

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Scena da ricordare

Gli accompagnamenti musicali sono realizzati da un gruppo di musicisti che compaiono direttamente sulla scena qua e là come una specie di coro tragicomico che commenta, sottolinea e incoraggia lo stato d’animo ma anche l’aspettativa o il presentimento della protagonista. In questo modo essi fungono da lente dell’assurdo con la quale interpretare la singolare lotta di questa donna, pronta a tutto pur di difendere l’ambiente. In questo scenario il titolo originale Woman at war avrebbe reso maggiormente lo spirito di battaglia di questa eroina moderna. Particolarmente significative poi anche le scene in cui è protagonista uno straniero che si trova sempre nel posto sbagliato e viene puntualmente arrestato e poi scarcerato, metafora del capro espiatorio ideale su cui rovesciare le colpe di una politica scellerata che attribuisce all’altro i suoi errori e le sue mancanze.

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Premi e Riconoscimenti

E’ stato scelto per rappresentare l’Islanda alla selezione degli Oscar 2019 nella categoria miglior film straniero, senza però entrare nella cinquina. Ha vinto 10 Edda Awards (gli Oscar islandesi) e ottenuto una nomination agli European Film Awards come miglior attrice (Halldóra Geirharðsdóttir), oltre alla candidatura nella categoria miglior film straniero al Palm Springs International Film Festival. Senza dimenticare i numerosi riconoscimenti conquistati nei vari festival europei: dal premio come miglior attrice al Valladolid International Film Festival e al Montréal Festival of New Cinema, fino all’Audience Award al Seville European Film Festival.

Poster Movie Art

woman at war

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