Zama (Argentina)

Zama di Lucrecia Martel racconta con implacabile lucidità la discesa agli inferi di un uomo tradito dai suoi stessi ideali di Patria. In siffatto contesto Don Diego De Zama, da una riva del fiume che gli pare ai confini del mondo, vive con profonda angoscia la sua attuale destinazione, lontano dalla sua famiglia. I suoi giorni sono scanditi dall’attesa di una comunicazione da parte della Corona Spagnola che metta fine al suo ufficiale mandato. Dimenticato dai suoi stessi superiori, l’uomo si sente come un condannato che aspetta con ansia di ricevere una “grazia” dalle alte istituzioni che ha finora servito con onore.

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In questo scenario la Natura che lo circonda fa la sua parte trasmettendo quel senso di sospensione che anima il protagonista sempre in bilico tra oblio e disperazione. In quest’ottica trova significanza la metafora di un indigeno che allude al dramma di sopravvivenza di ogni uomo rappresentato da un pesce nella sua quotidiana lotta: cercare di restare in acqua nonostante la corrente cerchi di spingerlo fuori. Come ci si sente ad essere rifiutati dall’elemento a cui si appartiene? Così Don Zama prende coscienza del suo ruolo, trattato come un relitto o come semplice pedina, realizza che si preferisce confinarlo nonostante il servizio reso alla Corona.

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La bellezza di questo film sta tutta nel registro della narrazione volutamente disfatta e sofferente, come lo è la presa di coscienza di un uomo che ha smarrito la Fede nella sua Patria. L’afa e la salsedine scardinano le certezze, trasformando le apparenti speranze in un crudele gioco di illusioni. Gli ideali che ha onorato diventano improvvisamente uno strumento della sua stessa condanna.

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Un motivo per vederlo

Perché consente di esplorare il lato oscuro del colonialismo, inteso come espressione disincantata di un inganno nel quale emerge l’illusione di superiorità dei conquistadores. La loro supremazia nel suo amaro vessillo di civiltà si rivela un baluardo. La loro disumana percezione dell’altro trasuda bestialità e finisce per trasformare la Conquista in una disillusione asfissiante.

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Scena da ricordare

La scena dell’improvviso attacco degli Indios traduce il senso di appartenenza di questi uomini alla loro terra. Dipinti di un vivo rosso si muovono indisturbati nella pura vegetazione difendendo ciò che è loro di diritto. Le loro forme e i loro colori sembrano trovare la loro giusta collocazione in quello scorcio di Natura che naturalmente li accoglie rendendoli partecipi e complici del proprio istinto di sopravvivenza

Premi e riconoscimenti

Ha vinto 9 Argentinean Film Critics Association Awards su 13 nomination tra cui miglior film e miglior regia. Inoltre ha vinto ben 4 International Cinephile Society Awards assegnati dalla comunità internazionale dei critici a cui sono seguiti: l‘International Online Cinema Award come miglior film straniero, 4 Platino Awards assegnati ai miglior film ispano-americani, 4 Fenix Film Awards (gli Oscar del cinema latino-americano) oltre ad essere stato nominato ai Goya (gli Oscar spagnoli) e agli Ariel (gli Oscar messicani) come miglior pellicola ispano-americana. Nel 2018 è stato scelto in rappresentanza dell’Argentina per la corsa agli Oscar nella categoria miglior film straniero, ma non è riuscito ad entrare nella cinquina

Poster Movie Art

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