The Square (Svezia)

The Square di Ruben Östlundnon è un’occasione di riflessione sui limiti della libertà espressiva per poi aprire l’indagine sulle contraddizioni dell’Arte contemporanea. In tal senso la critica alle ipocrisie del mondo dell’Arte è solo il punto di partenza di una feroce analisi sulla responsabilità della collettività in merito alle diseguaglianze sociali.

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The Square, da cui prende il titolo il film, è un’opera d’arte che il protagonista del film, un curatore di un museo d’arte moderna e contemporanea di Stoccolma, vuole pubblicizzare per un’imminente mostra. Già qui il concetto stesso di Arte trova un primo conflitto, perché l’espressione artistica per essere accessibile a tutti deve piegarsi ad un compromesso e cioè quello di trovare un canale universale che renda fruibile il suo messaggio. Per farlo ci si affiderà ad un video shock su YouTube che avrà un impatto virale sottoponendo però il Museo ad un’esposizione mediatica negativa con conseguenze disastrose per il curatore e per la comunità stessa.

Questo evento però resta apparentemente in superficie, sullo sfondo, al centro della narrazione resta l’opera The Square, un perimetro di un quadrato piazzato a terra, con una targa che recita: “Il Quadrato è un santuario di fiducia e altruismo. Al suo interno tutti dividiamo gli stessi diritti e doveri.” Questa fiduciosa installazione volta a promuovere l’altruismo attraverso uno spazio simbolico in cui possono accadere solo cose positive è la chiave di lettura per comprendere l’odissea del protagonista incapace di vivere all’altezza dei suoi stessi ideali, perché impossibilitato ad agire sinceramente secondo i propri valori. In questo modo l’ostentata comprensione dei diritti altrui e la tolleranza verso chi è diverso da noi rischia di diventare un incubo da cui è impossibile svegliarsi e reagire.

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In tal senso proprio per aiutare il prossimo il protagonista si ritroverà derubato di telefono e portafogli. Da qui il tentativo di recuperali con un gesto provocatorio che scatenerà un effetto domino devastante. Giocando la carta di un’aggressività incosciente e classista l’uomo spingerà inconsapevolmente la sua rispettabile ed elegante esistenza nel caos più totale. Quello che è interessante di questo incidente di percorso non sono tanto le dinamiche che lo hanno scaturito ma la reazione del protagonista di fronte al concatenarsi di eventi nei quali emerge con forza la debolezza di una certa borghesia dilaniata costantemente dal tarlo del senso di colpa rispetto alla propria posizione sociale. In siffatto contesto Östlund ce lo dice chiaramente: non siamo pronti a perdere posizioni a vantaggio dei meno fortunati, spingendoci di fatto a farci domande che di solito preferiamo non farci.

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Un motivo per vederlo

Perchè ci pone di fronte ad un’amara riflessione sulla libertà di espressione. Esprimere la propria opinione, qualunque essa sia, significa convivere con un peso e cioè con la responsabilità di quello che si è sostenuto. In siffatto contesto non tutti sanno gestire tale fardello, creando una forte spaccatura tra buone intenzioni e incapacità di agire. Tale concetto viene poi applicato all’Arte, in quanto forma artistica che dovrebbe esprimere la realtà che vive, ma che invece preferisce costruire mondi lontani dalle nostre reali comunità. Questo egoismo elitario nel processo artistico ci permette di comprendere il vero conflitto che rende inquieto l’animo umano: l’uomo si illude di poter aiutare il prossimo, ma non appena sente di poter perdere quello che possiede, lascia che l’istinto prenda il sopravvento, consapevole della vacuità delle sue buone intenzioni.

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Scena da ricordare

Nella cena di gala per inaugurare la mostra The Square gli impettiti ospiti assistono ad una perfomance introduttiva nella quale un uomo interpreta una scimmia. L’uomo si muove tra i tavoli come se fosse in una giungla divertendo inizialmente gli spettatori incuriositi. Ad un certo punto però l’esibizione varca il limite della decenza, dato che l’interprete abusa del suo ruolo per inveire contro gli ospiti, arrivando perfino a tentare uno stupro. La scena è surreale dato che nessuno si alza per aiutare i malcapitati di turno e tutti si chiudono in se stessi sperando che “non capiti a loro”. In questo atteggiamento si intravede a chiare tinte l’emergenza del plot narrativo incentrato sulle conseguenze di un sempre più radicato senso di colpa collettivo verso le diseguaglianze sociali. L’altro, il diverso che guardiamo incuriositi, è l’oggetto della nostra osservazione che può diventare un’espressione artistica in un determinato contesto, ma fuori, nella realtà, diventa un problema che non sappiamo gestire perché mette in discussione le nostre buone intenzioni di pace e altruismo.

Premi e riconoscimenti

Dopo aver vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes, è stato scelto per rappresentare la Svezia agli Oscar nella categoria miglior film straniero. Ha al suo attivo 5 European Film Awards, oltre a numerosi riconoscimenti assegnati dalle associazioni dei critici americani tra cui il Boston Society of Film Critics Award e il Chicago Film Critics Association Award. Senza dimenticare che è stato inserito dai National Board Review tra i 5 migliori film stranieri del 2017, oltre a vincere il Toronto Film Critics Association Award, il Goya e il David di Donatello. Infine ha ottenuto la nomination sempre nella categoria miglior film straniero ai Satellite Awards, ai Golden Globe e agli Oscar.

Poster Movie Art

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