Tangerines (Estonia)

Tangerines di Zaza Urushadze è un inedito war movie che pone il suo occhio critico sulle assurdità della guerra e sulla necessità della resistenza come chiave morale per giustificare la propria personale fame di vendetta. In siffatto contesto la violenza bellica fa da sfondo ad una messa in scena teatrale nella quale l’introspezione psicologica consente di approfondire le dinamiche interne di un conflitto, puntando il dito sul vulnus della guerra. La pellicola è ambientata nei primi anni novanta e racconta, in chiave allegorica, la guerra georgiana-abcasa, uno dei tanti conflitti sotterranei che hanno funestato l’ex Unione Sovietica dopo la caduta del muro di Berlino. Contro il suo volere un umile è riflessivo contadino di nome Ivo viene coinvolto in una resa di conti tra due sopravvissuti dei due diversi schiarimenti. L’uomo decide di accogliere nella sua casa i due feriti. Egli preferisce non scegliere da che parte stare ma si “limita” solo a prendersi cura di loro.

Quello che risulta affascinante di questa suggestiva trama è la scelta di mettere al centro della scena un personaggio imparziale. Fuori imperversano le bombe, ma dentro va in scena un altro dramma, meno violento ma più costruttivo. Le raffiche di mitra lasciano spazio alle parole, agli sguardi, alle intenzioni in un clima altalenante tra apparente calma e nociva tensione. Le travi della casa di legno diventano quelle di un palcoscenico dove prende forma un duello verbale fra le due controparti. Per attaccare e poi difendersi non hanno armi a disposizione (Ivo le ha messe da parte!) ma solo parole capaci di ferire ma anche di alleviare. Del resto hanno promesso al loro ospite di rispettarsi finché saranno sotto il loro tetto.
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Un  motivo per vederlo

Nell’atteggiamento di Ivo si intravede la soluzione ad ogni conflitto. L’uomo nella sua naturale imparzialità, nel suo freddo distacco alle irrazionali scelte belliche, preferisce sfruttare la sua posizione “privilegiata” per “educare” i sopravvissuti all’ascolto, alle ragioni dell’altro. Pian piano i due feriti, da belve diventano umani, spogliati pian piano dalla divisa e dalle sovrastrutture ideologiche che la guerra porta con sé. I due nemici iniziano lentamente a colmare le loro distanze apparentemente irrecuperabili arrivando perfino a capire le ragioni che l’hanno spinti a partecipare al conflitto. Così l’umile Ivo li conduce gradualmente ad un’amara riflessione: in guerra tutti perdono, anche i vincitori, e il vero eroe non è quello che si è sacrificato per gli altri, ma quello che con coraggio continua a vivere nonostante gli orrori e le crudeltà. La vera sfida è mantenere viva la nostra umanità e purezza contro l’odio e il fanatismo di chi vede nella guerra la soluzione ad ogni problema.

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Scena da ricordare

Ivo è rimasto nella sua casa nel bosco nonostante siano partiti tutti col sopraggiungere della guerra. L’uomo ha dunque preferito restare nella sua terra per aiutare il suo amico Margus per l’ultimo raccolto di mandarini. Ad un certo punto si rende conto che non può riempire tutta la cassetta e di conseguenza non può rispettare l’impegno preso col suo amico, che aspetta invano l’arrivo dei soldati per terminare l’ultimo raccolto. Quello che l’uomo non sa è che i soldati non arriveranno mai. Per il regista noi siamo tutti frutti di quell’albero: belli, vigorosi, pieni di potenzialità ma sprecati, destinati a restare su quei rami senza che nessuno venga a coglierci. Non è un caso che il frutto da cogliere sia proprio il mandarino con i suoi tanti spicchi uguali e uniti a simboleggiare una serie di valori universali che ci rendono simili per quanto le guerre cerchino in tutti i modi di separarci con lo scopo di farci apparire diversi e distanti.

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Premi e riconoscimenti

Il film è stato nominato agli Oscar e ai Golden Globe nella categoria miglior film straniero, vincendo per la stessa categoria il Satellite Award.

Poster Movie Art

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